Per 90 minuti niente Festival Gli acuti me li aspetto da Dybala

Il quinto giorno Dio creò i pesci per il mare e gli uccelli per il cielo. Io mi limito a Juventus-Napoli, abbandono il paradiso di Sanremo e trasloco all'inferno di Torino. Ecco la genesi di questo sabato sera, tredici di febbraio.Non sono afflitto dal dubbio amletico: essere al festival o non essere alla partita di football? La questione è risolta.Usufruisco di due televisori, posso giocare (...)(...) su entrambi gli schermi, seguo l'incontro e, nei momenti di traccheggio o pausa infortunio, sbircio il festival. Ormai la scelta è fatta, stabilita da tempo, controllato il calendario, applico il metodo Ogino Knaus alla diretta tivvù; l'incontro incomincia quando Sanremo non è ancora partito e finisce quando il festival è ancora al primo tempo. Meglio un'ora e mezzo di calcio vero e forte su Sky e Mediaset Premium, mentre di là, su Rai, proseguono le canzoni e le imitazioni, per me è roba già vista, digerita, espulsa.Nessun dubbio: per una sera, questa, meglio (in senso buono) i quadricipiti degli argentini Dybala e Higuain della coscia lunghissima della romena Madalina. Dopo breve astinenza ho di nuovo voglia matta di un imprevisto, gol, rigore contestato, polemica arbitrale, un'ora e mezzo di cagnara senza stop al televoto, nastrini e braccialetti, voglio bandieroni, bianconeri e azzurri, al vento della sera piemontese. Anche la palla canta, se toccata con grazia. Del resto, per quattro giorni, prima, durante e dopo i pasti, ho dato e preso in abbondanza. È il tempo di dedicarsi a cose più serie. Per conforto, porto sempre con me le parole del grandissimo scozzese Bill Shankly, allenatore del Liverpool e mai ospite a Sanremo: «Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Sono molto deluso da questo atteggiamento. Vi posso assicurare che è molto, molto più importante».Tony Damascelli