A 96 anni muore Clara la «prima» degli Agnelli

Aveva soltanto vent'anni quando mise a soqquadro la famiglia. Clara venne presa per amore da un principe tedesco dall'araldica illustre, era un von Fürstenberg di nome Tassilo, di dura mascella, biondo e fascinoso, il suo clan veniva dalla Foresta nera, risalendo al dodicesimo secolo. Clara aveva le (...)

(...) stimmate degli Agnelli, lunghi i capelli neri, leggermente affossati sull'incarnato pallido, gli occhi assai vivi e dotata di uno spirito libero, non soltanto per le passioni ma per gli scherzi, il piacere della vita più che una vita di piacere. Di solito non si muoveva foglia se il senatore, Edoardo, non ne avesse notizia e quella, la tresca tra la giovine figlia e il nobile germanico, andò ad avvilire il patriarca che aveva perduto la luce con la morte di Edoardo, cinque anni prima. Qualcuno provò a spingere l'idea che Tassilo potesse entrare in ditta, nel senso di Fiat, era bello di aspetto e dotato di talento ma non certo per il lavoro dal quale si astenne, «meglio che continui a fare il principe», fu una specie di pastiglia al cianuro confezionata nella dimora di Villar Perosa. Tassilo tenne fede al proprio censo, per lui la Fabbrica Italiana Automobili Torino, come l'Avvocato era solito nominare l'azienda di proprietà, poteva al massimo rappresentare un'occasione di consulenza, donna Virginia di Bourbon, la suocera, lo aveva infine preso in cuore e lo stesso Senatore aveva capito di non infierire, scoprendone il rigore teutonico.

Clara portò in eredità, oltre al vile denaro, anche la prole: la travolgente e bellissima Ira, quindi Eduard Egon e, infine, Sebastien. Venne la guerra e anche per alcuni della famiglia furono giorni di preoccupazione. Clara sfollò in Svizzera, per questo si disse e lo raccontò lei stessa, che scoprì il ruolo di casalinga. Prese a lavare le stoviglie, cosa che nessuno poteva mai immaginare che una Agnelli fosse capace di fare e di intraprendere ma la guerra è guerra per tutti e poi a Clara piaceva saper dimostrare di essere la più brava, forse la più bella, la più Agnelli di tutti e di tutte. Esaurito il lavaggio e, con questo, il conflitto mondiale, si tornò alla vita piemontese, sconfitto il Savoia re, toccò a Gianni assumere il ruolo di re di un'altra Italia.

Il rapporto con il fratello era fortissimo ma all'inizio degli anni Cinquanta un altro fortunale cambiò l'ordine delle cose di famiglia. Clara perse la testa per un signore che venne subito ribattezzato dagli altri parenti e affini come Nuvolo. Era il conte Giovanni Nuvoletti, un'edizione, rivista e corretta, in salsa italianissima, del Teofilo marito. Fu il terremoto, Gianni, che nello specifico era un professionista di fuitine e amori subacquei, si infuriò, lui che un giorno sentenziò con la consueta perfidia: «Si innamorano soltanto i domestici». Clara era stata, da sfollata, anche una domestica ma al tempo diventò traditrice, sorella, madre e moglie senza vergogna e concubina. Sì, concubina, per questo reato, l'onorevole Mario Scelba, della Dc di sempre e ministro dell'Interno, obbedì agli ordini del Vaticano e di casa Fiat e ne ordinò l'arresto all'aeroporto di Venezia. Non ci furono manette e nemmeno carcere.

Clara e Nuvolo andarono in pasto dei giornali boulevard, fotografati, inseguiti per ogni dove, il conte, con la sua eleganza fresca e vera, con lo stesso umorismo della «cortigiana», fece capire al museo delle cere agnelliano che era giunto il tempo di farsi conoscere e riconoscere anche nel jet set, la qual cosa apparteneva, quasi in esclusiva, al re che, di contro, entrò in silenzio stampa con il nuovo arrivato, negando qualunque incontro, cena o invito a corte. La relazione portò anche alla frattura dei rapporti di Gianni con la sorella maggiore e, si disse e si scrisse sempre, che per un ventennio l'Avvocato non volle avere a che fare con quel tipo donnaiolo che vestiva come lui, dalla giacca alla cravatta, dal pantalone al «paltò», roba non gradita o prevista dal monarca. E l'Avvocato, si raccontò ancora, non volle mai appalesarsi nella dimora veneta dei due, la grande tenuta sul Terraglio a Marocco di Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, dove, nell'Ottantanove, andarono in matrimonio, religioso, una volta morto Tassilo, rito assolutamente privato, dopo quello civile definito anni prima. Anni bellissimi che poi diventarono difficili, i costi di quella proprietà, villa Papadopoli, erano ormai insostenibili, Clara e Nuvolo si trasferirono in una villa ospitale di Abano Terme, Clara era cambiata ovviamente, nel fisico, la morte del conte, le altre vicende, sempre tragiche, legate ai figli, ai fratelli, ai nipoti, avevano trasformato la sua esistenza, la malattia l'aveva resa sola e isolata. Da ultimo, era stata trasferita a Mestre, là dove ha concluso la sua vita lunga, bella, esplosiva. Improvvisamente assente e silenziosa. Era la sorella dell'Avvocato. In verità l'Avvocato era suo fratello.

Tony Damascelli