Black bloc, Abatantuono: "Bruci un negozio? È tentato omicidio"

L'attore: "Basterebbe applicare la legge e garantire la certezza della pena, ma davvero per tutti"

Diego Abatantuono dice la sua sulla devastazione dei black bloc del primo maggio a Milano. "Gli infiltrati ci sono sempre stati. Così come i violenti. Ci sono persone che non c' entrano niente e rimangono coinvolte, poi ci sono i delinquenti e i delinquenti sono tutti e sempre identificabili. Se non li fermano c' è la volontà di non fermarli. Questo vale per tutti gli eventi pubblici, dalle manifestazioni e cortei di protesta agli spalti degli stadi. Io sono un appassionato lettore di libri gialli, quindi diciamo che in quello che succede c' è sempre un movente. Negli scontri dell'altro giorno come in tutte le cose c' è sempre il solito binomio causa ed effetto, funziona sempre. E per quelli che hanno sfasciato servirebbero regole, pene certe. Basterebbe applicare la legge e garantire la certezza della pena, ma davvero per tutti. Dunque bruci un negozio? Quello è tentato omicidio non danneggiamento. Pene esemplari, specifiche, chiare ma non per quelli che sono stati coinvolti, ma per quelli che coinvolgono", ha dicharato l'attore in una intervista al Fatto Quotidiano.

Commenti

alev

Mar, 05/05/2015 - 10:55

Concordo. Grazie Abatantuono per aver detto cose semplici, sensate, ragionevoli e condivise da molti. Moltissimi. Purtroppo non da tutti..

veromario

Mar, 05/05/2015 - 11:26

è chiaro come il sole che non cè la volontà di fermarli,quando dicono è andata bene non ci sono stati spargimenti di sangue,in pratica dicono lasciamoli fare quello che vogliono,vorrei chiederlo a quelli che hanno avuto le auto bruciate e i negozi devastati se è andata bene. andava bene se ne mandavano un centinaio in ortopedia,allora si che era andata bene.

Marcobaggio

Mar, 05/05/2015 - 11:37

Ben detto Diego.

vinvince

Mar, 05/05/2015 - 11:37

... ma certo !!! Sarebbe tutto cosi facile se non avessimo questa sinistra in Italia che protegge tutti tranne gli italiani ...

tonipier

Mar, 05/05/2015 - 11:37

" ABATANTUONO" Tutto bello quello che dici, chi lo deve fare?. La rivalorizzazione dei meriti e delle capacità personali potrà essere attuata con il controllo ed il vaglio dell'impegno profuso nell'adempimento dei doveri istituzionali. Bisogna ritornare alle origini, alle fonti, alla più geniale intuizione traslata nella concretezza della organizzazione statale, quella di Licurgo, che, alla luce della esperienza storica, si rivela come la più valida garanzia non solo di correttezza e di rigore nella applicazione delle leggi, ma anche di dirittura morale nell'assolvimento della pubblica funzione, di prevenzione massima dei valleitarismi prevaricatori.Lo Stato deve tendere essenzialmente alla prevenzione degli errori e degli illeciti piuttosto che preoccuparsi di correggerli e ripararli. in questo sta il grande merito della intuizione istituzionale di Licurgo.

LANZI MAURIZIO ...

Mar, 05/05/2015 - 11:49

L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA FONDATA SULL'IMPUNITA'...E SULLE DEVASTAZIONI.

Libertà75

Mar, 05/05/2015 - 12:22

Speriamo che il Dux Renzi faccia applicare la legge ed incarceri costoro.

onurb

Mar, 05/05/2015 - 12:35

Evidentemente Abatantuono non ha visto l'intervista di Del Debbio ad Alfano. Se l'avesse vista, si sarebbe convinto che Alfano è uno stratega ed è riuscito a metterlo in quel posto ai Black Bloc e ha costretto questi ultimi a riconoscere la sconfitta, tant'è che sono dovuti fuggire a gambe levate dopo essersi liberati di mazze, maschere e tute. Quando Del Debbio gli ha chiesto chi avrebbe risarcito coloro che hanno subito danni, la risposta del ministro mi ha fatto capire che costui merita un posto tra i grandi della storia, Cesare, Alessandro Magno, Napoleone. Chi risarcirà i danni? semplice: lo stato. Alfano forever.

Ritratto di Alsikar.il.Maledetto

Alsikar.il.Maledetto

Mar, 05/05/2015 - 13:26

A volte ci si chiede che cosa ci sia da commentare leggendo o sentendo alcune condivisibili dichiarazioni assolutamente di buon senso come queste del simpatico Abatantuono. Di riflesso che cosa ci sarebbe da commentare su dichiarazioni dal tono diametralmente opposto le quali sono compatibili più con ipotesi di devianza psichica? Anche in questo caso, non ci sarebbe nulla da commentare data la loro palese assurdità. In conclusione: il silenzio di fronte all'ovvietà del primo caso è un assenso il quale cela una prospettiva di lungimiranza che è in predeterminata relazione alla materialità della realtà, il silenzio nel secondo caso è sintomatico di un ripudio intimo che contempla anche un senso riposto di compassione per colui il quale, col suo idealizzare, ha dato dignità di parvenza ad un'assurdità legata più a suoi desideri che all’oggettività della realtà.