Abbracciati fino all'ultimo: se il corpo dice più delle parole

Due madri trovate carbonizzate ma aggrappate ai loro figli: un gesto di puro amore

Al linguaggio del corpo non servono vocabolari, né grammatiche, né lessici. Parla da solo, è lì da vedere, uguale per tutti, e da sempre. È lì da sentire con tutti i sensi, anche quando i sensi stanno bruciando, annegando, spegnendosi. Insomma, in un modo o nell'altro, anche quando sta arrivando il Grande Buio, dove neppure il corpo, molto più eloquente dell'intelletto, perde il diritto di parola.

Le parole dette o scritte sono tante, quelle del corpo sono poche. E pochissime quelle che i corpi li uniscono, li sovrappongono, li fondono in una sola persona. Il pugno e la carezza, lo schiaffo e la stretta di mano, lo spintone e la pacca sulla spalla vogliono dire questo: siamo una cosa sola, nel male o nel bene, siamo nemici o siamo amici. Io sono io, tu sei tu, è vero, ma soprattutto noi siamo noi, qui e ora. Forse per sempre.

Ma c'è una parola, fra tutte quelle che il corpo pronuncia molto prima o molto dopo dei tanti discorsi fatti dalla ragione, che vale allo stesso modo sia nel bene, sia nel male. «Nella buona e nella cattiva sorte», dicono le parole dette e scritte. Ben detto, ma non rende perfettamente l'idea. L'idea la rende perfettamente soltanto un abbraccio. L'abbraccio significa «stiamo insieme, viviamo insieme». E anche «stiamo insieme, moriamo insieme».

Così hanno detto, a Pompei, alcune vittime dell'eruzione del Vesuvio, nell'anno 79. E Janette e Alexander Toczko, che erano sposati da 75 anni e se ne sono andati insieme tre anni fa. E Gloria Trevisan con il fidanzato Marco Gottardi, nel giugno dell'anno scorso, nell'incendio della Grenfell Tower di Londra. E il nonno e il suo nipotino a Lendinara, nel marzo scorso. E i disperati sui gommoni, un mese fa. E due mamme con i loro due bambini a Mati, in Grecia, due giorni fa.

Questi abbracci sono stati l'altra faccia della gioia che è, nella vita di tutti i giorni, il desiderio di possedersi non per annullarsi ma per moltiplicarsi. Sono stati cioè la paura, anzi la certezza, nell'ultimo minuto dell'ultimo giorno, di perdersi. L'abbraccio, ancora una volta, ha parlato, e ha detto tutto. E la ribellione al sopraggiungere del Grande Buio l'ha dettata l'Amore, colui che lascia senza parole.