Aborti "facili" e certificati fasulli, indagati due professionisti

Conclusa l'inchiesta della Guardia di Finanza a carico di un ginecologo salernitano e dell'ostetrica che gli faceva da assistente. Le intercettazioni: "Non vi ho mai fatto la fattura e non ve la farò stasera"

Aborti facili e false certificazioni, la Guardia di Finanza ha concluso le indagini a carico di un ginecologo della provincia di Salerno, in servizio presso una struttura ospedaliera del Golfo di Policastro, e della sua assistente, un’ostetrica.

Stando alle risultanze dell’inchiesta, nel corso della quale le fiamme gialle di Sapri, in provincia di Salerno, hanno ascoltato ben 250 donne, il professionista avrebbe incassato – senza fatturare – una cifra pari a circa 40mila euro derivante da attività ritenuta dagli inquirenti in regime di intramoenia, fuori dall’orario di lavoro e dagli spazi dell’ospedale. Il tutto, senza emettere nessuna documentazione fiscale.

Scoperto anche il sistema di certificazioni fasulle rilasciate alle gestanti con la complicità dell’assistente che incitava le pazienti a “chiudere le borse” per evitare che qualcuno, all’uscita dallo studio del medico, chiedesse loro di dare uno sguardo al documento. E nel caso in cui ciò fosse accaduto, la donna avrebbe chiesto alle gestanti di dire che si trattava di vecchi certificati, portati semplicemente in visione al medico.

Tutto ruoterebbe attorno alla facilitazione degli aborti, prima dei sette giorni imposti dalla legge come periodo di riflessione offerto alla donna per stabilire se proseguire nell’intento o portare a termine la gravidanza e alla sottrazione di denaro alle casse pubbliche, da cui l’accusa per peculato per i due professionisti salernitani. Donne che spesso si trovavano in difficoltà e nella necessità di dover dare un'accelerata agli aborti che, in qualche caso, le avrebbero salvate dallo scandalo di gravidanze non desiderate a seguito di relazioni clandestine.

Secondo quanto riportano i finanzieri, il medico salernitano – incastrato dalle intercettazioni ambientali – avrebbe candidamente ammesso la sua non-disponibilità a emettere documentazione fiscale. A una paziente, catturato dalle microspie, avrebbe detto: “Quando uscite salutatemi la Finanza. La fattura non ve l’ho fatta finora e non ve la faccio stasera”.

L'episodio riapre il dibattito sullo scottante tema delle interruzioni volontarie di gravidanza nelle strutture pubbliche, dopo che nella scorsa primavera era esploso lo scandalo degli aborti operati addirittura senza il consenso delle gestanti scoperto a Reggio Calabria.

Commenti

squalotigre

Mer, 17/08/2016 - 13:56

Questi sono il frutto avvelenato di una vera e propria strage di innocenti voluta da incoscienti che si commuovono per la morte di un criceto e trovano normale quello che tecnicamente (la religione non c'entra una mazza)è un omicidio. Anzi, poiché grazie al cielo la maggioranza di noi medici è obiettrice, cercano di frapporre, in modo anticostituzionale e contrario ai dettami della nostra professione, degli ostacoli al reclutamento di giovani che dichiarano la loro indisponibilità a farsi boia di stato. Non emettere fattura è illegale e degno di un paio d'anni di galera; procurare aborti è criminale e dovrebbe essere sanzionato con l'ergastolo.