Accusato di 132 omicidi, boss dei narcos potrebbe tornare libero

"Non è estradabile in quanto cittadino italiano", sostengono i legali di Domenico Antonio Mancuso Hoyos. Ma per aprire una nuova inchiesta servono i documenti dalla Colombia

Mancuso Hoyos in tribunale

Potrebbe tornare in libertà nonostante sia accusato di un numero incredibile di delitti: centotrentadue.

Succede a Imperia, dove il quarantanovenne Domenico Antonio Mancuso Hoyos ha presentato una richiesta di scarcerazione giustificata da una ragione molto precisa: è cittadino italiano. Hoyos, accusato dalla Colombia di essere un narcotrafficante e un paramilitare con 132 omicidi all'attivo, "non potrebbe essere estradato", sostengono i suoi legali.

Nel documento presentato da Hoyos a Genova, dove i magistrati della Procura generale e della Corte d'Appello stanno studiando il caso, si fa leva sull'assenza di accordi bilaterali tra il nostro Paese e la Colombia in tema di giustizia. Inoltre, racconta Il Secolo XIX, dalla Procura di Bogotà non sono ancora stati spediti gli atti processuali relativi al caso di Hoyos.

Solo questi documenti, infatti, consentirebbero alle autorità italiane di evitare la scarcerazione del quarantanovenne aprendo una nuova inchiesta ed emettendo un nuovo provvedimento cautelare.

Un iter non semplicissimo, che verrebbe ulteriormente complicato dalla necessità di rimanere entro i termini - circa due mesi - del procedimento di estradizione.

Mancuso Hoyos, che ha la cittadinanza italiana grazie al padre di origini siciliane, sarebbe secondo gli uomini della Guardia di Finanza responsabile di decine e decine di crimini realizzati con il Blocco Catacumbo delle Autodefensas unidas de Colombia, un gruppo paramilitare legato tra l'altro alle cosche della 'ndrangheta nel commercio illegale di cocaina.

Da circa due anni abitava ad Imperia in un appartamento affittato a suo nome di proprietà di un imprenditore italiano trasferitosi proprio in Colombia.

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Ritratto di stufo

stufo

Mar, 19/08/2014 - 13:26

Chieda di essere risarcito per l'ingiusta detenzione.