"Adesso fanno milioni con i profughi ci diano i nostri soldi"

Il racconto dei creditori della coppia dell'accoglienza Spiller-Rizzotto: "Costretti a fare un mutuo per ripianare i nostri investimenti mancati"

Soldi, migranti, società intestate ai parenti, proprietà espropriate e ricomprate con aziende facilmente riconducibili a loro: è il quadro dell’impero di Mari Spiller e Francesco Rizzotto. Un business costruito con precisione e puntualità ma anche con una sfilza di debiti mai pagati e creditori elusi per anni.

Il racconto dei creditori

Abbiamo lavorato per la Zaris Costruzioni Srl (società in mano al duo Spiller-Rizzotto, ndr), realizzando interamente l’impianto elettrico dell’Hotel Domus e anche quello dei 24 appartamenti situati accanto all’Hotel Adele. Per questi lavori abbiamo accumulato un credito molto alto”, lamental'imprenditore Denis Bressan. Rivedere il denaro resta ancora una chimera: “Non abbiamo incassato un soldo se non gli acconti versati all’inizio dei lavori. Abbiamo dovuto ridurre il personale per non chiudere e accendere un mutuo per coprire gli investimenti fatti”. Nonostante tutto non hanno mollato: “Ci siamo rimboccati le maniche e siamo andati avanti, assumendo anche un avvocato per riavere i nostri soldi. Spiller e Rizzotto non hanno fatto mai un passo per venirci incontro e noi non possiamo rifarci su nessuna delle loro proprietà perché è tutto pignorato”.

Sono in tanti i creditori rimasti con un pugno di mosche in mano. Famiglie che avevano comprato una casa sulla carta, imprenditori decisi a fare qualche investimento immobiliare e imprese chiamate per realizzare impianti e opere edili. Tutti fregati. “Rizzoto e Spiller si sono spogliati di tutto, non hanno niente”, dice un imprenditore vicentino che preferisce rimanere anonimo. “E fa rabbia sapere che tramite altre società legate ai parenti abbiano riacquistato i loro beni (leggi qui i dettagli)”.

Rabbia o non rabbia, la legge non permette di aggredire proprietà intestate a familiari dei debitori. E così non resta che aspettare. “Nel 2007 - racconta al ilGiornale.it -Rizzotto chiese a mio padre dei soldi e lui decise di investire nei progetti edili della Zaris. Passato un anno, Rizzotto si presenta di nuovo per chiedere altri soldi. Questa volta entro anche io nell’affare: compro un superattico su preliminare, come si faceva all’epoca. Doveva essere la casa per la mia famiglia e invece non lo sarà mai”. Ogni volta che la figlia passa vicino allo scheletro del palazzo mai concluso dalla Zaris, si rivolge al papà e chiede: “Quando è che quei signori ci ridanno i soldi indietro?”. Domanda fanciullesca, ma corretta. “Quando ho capito che quell’attico non l’avrei mai avuto - continua l’imprenditore - sono stato costretto ad accendere un mutuo per comprare un altro appartamento”.

In entrambi i casi, chi ha investito lavoro o risorse finisce col rimetterci. La Zaris va gambe all’aria e con essa anche gli immobili che stava portando a termine. E i soldi investiti? “Il giudice ci ha riconosciuto un debito personale da 1,6 milioni. Potremmo aggredire tutte le proprietà, peccato siano già state pignorate per grossi problemi con le banche”. L’anonimo imprenditore conosce il mondo degli affari. Sa come funziona il mondo dei fallimenti: si chiude una società fallita e se ne apre un’altra. La correttezza è poi questione personale: si può decidere di fare il possibile per ripagare i creditori, oppure provare in ogni modo a fregarli. “Il problema principale con questi due personaggi (Spiller e Rizzotto, ndr) è il loro atteggiamento. Noi non abbiamo recuperato niente del nostro debito, nessuno l’ha fatto. Troppo facile fare impresa senza pagare i conti arretrati”.