"Adottare" la Madonnina regalo postumo di Mr Esselunga

«Al mattino, il più presto possibile, onde non disturbare il prossimo». Un anno fa, il 30 settembre 2016, alla morte di Bernardo Caprotti, venne fuori che il patron della catena di supermercati Esselunga aveva messo nero su bianco precise disposizioni sulle proprie esequie: in forma privata, nella chiesa di san Giuseppe, in via Verdi, vicino casa. Al funerale erano arrivati in duecento, perché da sempre non viene esaudito il desiderio delle persone famose di passare inosservate. Adesso, un anno dopo, la seconda moglie Giuliana Albera con la figlia Marina hanno voluto una nuova corrispondenza d'amorosi sensi: la Messa in suffragio in forma privata, ma in Duomo, celebrata sabato scorso alle 16 nella piccola cappella feriale della cattedrale, dietro l'altare. E dall'Esselunga è arrivata una cospicua donazione per i restauri della guglia maggiore, su cui svetta la Madonnina.

A presiedere la Messa l'arciprete Gianantonio Borgonovo, che ha ricomposto i rapporti tra la famiglia e le istituzioni cultural-religiose di Milano. Nel suo testamento Caprotti, che aveva una discreta collezione d'arte, aveva «diseredato» la Galleria di Arte Moderna e la Pinacoteca ambrosiana, perché due monsignori avevano irriso e trattato come una crosta il dipinto di scuola leonardesca che l'imprenditore aveva deciso di donare all'istituzione fondata da Federico Borromeo. Lui aveva così disposto di lasciare al Louvre, a Parigi, l'olio di Manet (Manet d'après Titien) La Vergine col coniglio bianco. Ai nipoti erano andate altre tele care a Caprotti, come il piccolo acquerello del Duomo di Milano appartenuto a Peter Caprotti del Pontificio istituto per le missioni estere, primo vescovo di Hyderabad, in India. Un piccolo sgarbo a coloro dai quali si era sentito snobbato.

Oggi arriva l'importante donazione per i restauri della guglia della Madonnina. È un regalo dell'Esselunga per ricordare il suo fondatore. Pace fatta con Milano, in cima al suo simbolo di arte e fede nel mondo, grazie all'idea maturata tra casa Caprotti e l'ufficio marketing, nello stile dell'impero che è sempre rimasto a conduzione familiare, anche quando è cresciuto a dismisura: Caprotti è l'Esselunga e l'Esselunga è Caprotti. Così Esselunga ha deciso di sostenere il progetto «Adotta una guglia», a cui possono partecipare tutti, con qualunque somma abbiano a disposizione, per contribuire alla costosa manutenzione dei preziosi intagli del Duomo ed entrare nei registri storici della Veneranda Fabbrica.

I grandi donatori, coloro che versano più di centomila euro, conquistano una ricompensa terrena più visibile: il nome inciso sui marmi di Candoglia delle guglie. A voler fare i conti in tasca, perché l'azienda rifiuta di rendere nota l'entità della donazione «per onorare la discrezione» sempre mostrata dal suo fondatore, il minimo dell'elargizione fatta dall'Esselunga ammonta a 150mila euro, ma è probabile che la somma sia più alta.

Il marchio Esselunga con la scritta «in ricordo di Bernardo Caprotti» si trova proprio alla base della guglia maggiore, dalla parte dell'abside, vicino al balconcino, dove se alzi lo sguardo vedi la Madonnina. Un'altra targa è nel museo del Duomo. «Caro papà, oggi c'è una Messa in Duomo per te, cosa che non è certo nel tuo stile. Siamo stati così vicini che nessuno ci potrà mai separare. Per sempre sarai nel mio cuore» scriveva ieri in un necrologio sul Corriere della sera la figlia Violetta, in rappresentanza dell'altra parte della famiglia, assente alla Messa in Duomo. Segno vivo di una frattura già evidente negli ultimi anni di vita di Caprotti e poi nella divisione dei suoi beni. Chissà che la Madonnina da lassù non ottenga il miracolo della pace.