Aggrappati a Icardi, aspettando l'Inter

Un punto, due giornate. Non significa nulla, ma può significare molto. L'Inter dell'anno scorso aveva sei punti. È tutto relativo, tranne le difficoltà oggettive di una squadra che di fronte ha trovato Chievo e Palermo

Un punto, due giornate. Non significa nulla, ma può significare molto. L'Inter dell'anno scorso aveva sei punti. È tutto relativo, tranne le difficoltà oggettive di una squadra che di fronte ha trovato Chievo e Palermo. Si fa fatica in questo campionato strano dove tutti sanno di poter ambire al massimo al secondo posto e dove per quel secondo posto ci potrebbe essere la chiave di una stagione. L'Inter parte per prenderselo, come Napoli e Roma. Parte per volontà, ammissione e progetti della nuova proprietà cinese che ieri ha assistito a San Siro alla prima uscita in casa. In campo la squadra è sembrata incompleta, precaria, non organizzata.

Chi vedeva in Mancini il problema dell'Inter, oggi qualche dubbio ce l'ha. Il che non significa che sia colpa di Frank De Boer, allenatore nuovo per squadra e campionato. L'esordio a Verona era stato disastroso, ieri a San Siro è andata appena meglio. È servito mettere in campo Candreva e aspettare comunque il tocco di Icardi per non perdere di nuovo. Icardi che non è amato quanto dovrebbe in una squadra che senza di lui starebbe peggio. Perché anche quest'anno segue già la media gol dell'anno scorso, ovvero quella di sempre. Ogni due partite lui almeno un gol lo fa. A un attaccante è difficile chiedere di più. Il contratto, la moglie, la tentazione del Napoli o di qualunque altra squadra sono quisquilie. Lui il suo lo fa, per se stesso, per la squadra, per i tifosi. Compresi quelli che lo fischiano.