AIBA a convegno: nuove regolamentazioni e costi della vigilanza

A Roma il 26 marzo. Marietti Andreani: «Intercettate dai broker le esigenze di Pmi, Pa e professionisti»

Dopo un lungo periodo di immobilismo il settore assicurativo è stato travolto, negli ultimi anni, da un sovraccarico di leggi, norme, regolamenti, sia a livello nazionale sia europeo. Cambiamenti che non sono ancora finiti. «Innanzitutto - dice Carlo Marietti Andreani, presidente di AIBA - bisogna capire cosa cambierà del Ddl Concorrenza, licenziato dal governo nel passaggio in Parlamento e quale sarà l'assetto dell'Organismo di vigilanza sugli intermediari assicurativi (ORIA), costituito sotto forma di associazione di diritto privato sotto l'egida di Ivass e con competenze pubbliche, ma dove manca un fluido collegamento tra normative primarie, secondarie e decreti legge per la corretta attribuzione dei poteri. A livello europeo siamo invece a pochi mesi dall'entrata in vigore di Solvency II e, soprattutto, è prossima la definizione della direttiva Ue sull'intermediazione assicurativa (IMD2) che introdurrà altre novità: dalla definizione del concetto di intermediazione alla trasparenza delle remunerazioni, fino ai requisiti professionali».

Il cantiere delle assicurazioni è sempre aperto e misurarne l'impatto non è agevole. «La progressiva complessità delle norme e l'elevato carico regolamentare - aggiunge Marietti - comportano un aggravio di oneri burocratici che incidono in maniera pesante sui costi degli intermediari assicurativi, senza apportare benefici sostanziali ai consumatori. Sarebbe perlomeno auspicabile mantenere regole il più possibile omogenee tra i vari operatori». Per fare luce sul nuovo scenario, AIBA organizza il convegno nazionale «Il futuro del Broker, il Broker del futuro. L'intermediazione assicurativa tra nuove regole e compliance», in programma il 26 marzo a Roma, presso l'Auditorium del Maxxi, Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, dove i fari saranno puntati sul nuovo assetto normativo, con un'attenzione particolare alla IMD2 e sulle sue conseguenze sul mercato assicurativo.

Marietti ricorda come l'Italia continui a essere la meno assicurata a livello Ue. Il rovescio della medaglia è un mantra che si ripete da decenni: il mercato italiano presenta ampi margini di crescita. «Finora siamo però rimasti all'enunciato, perché le statistiche degli ultimi 20 anni ci dicono che i risultati concreti sono stati veramente pochi. Sarebbe necessario trasformare la percezione dello strumento assicurativo da semplice costo a investimento, valorizzando la polizza, indipendentemente dal verificarsi o meno di un sinistro, iniziando a considerare il contratto assicurativo solo come l'ultimo passo di un percorso di consapevolezza dei rischi». E in questo passaggio i broker possono giocare un ruolo da protagonisti, muovendosi tra la scarsa propensione a proteggersi delle aziende e la rigidità delle compagnie, soprattutto riguardo alle Pmi. Se circa il 70% dei rischi industriali del Paese è attualmente gestito dai broker, negli ultimi anni le società di brokeraggio hanno allargato il raggio d'azione, andando a intercettare le esigenze di professionisti, Pa, affinity group e Pmi. «Per dimensioni, le Pmi non hanno gli strumenti necessari per gestire internamente il processo di analisi, gestione e trasferimento dei rischi e sono sempre di più quelle che affidano ai broker la tutela del business e dei loro dipendenti. Sarebbe importante che il sistema bancario valorizzasse la protezione assicurativa garantendo alle imprese maggiormente tutelate, condizioni di accesso al credito più favorevoli», conclude Marietti.