Allarme per il pesto: botulino nei barattoli

Il pesto a rischio è prodotto da Bruzzone e Ferrari di Genova

Allarme per il pesto genovese. Delle confezioni in vetro di pesto potrebbero contenere botulino. Il pesto a rischio è prodotto da Bruzzone e Ferrari di Genova che ha dato l’allarme e ha già provveduto a ritirare il prodotto dal commercio. In Piemonte è stato rintracciato in alcuni supermercati dell’ alessandrino e Regione Piemonte e Asl hanno lanciato l’allerta ai cittadini per verificare se ne hanno fatto acquisto. I vasetti sospetti hanno scadenza 9 agosto 2013 e numero del lotto 13G03

Commenti
Ritratto di wirtshaus-trier

wirtshaus-trier

Sab, 20/07/2013 - 20:26

neppure il pesto sanno fare

titina

Dom, 21/07/2013 - 11:17

se il pesto in questione scade ad agosto prossimo , chissà quante persone si sono ammalate, prima di capire la causa. e ritirano il pesto ora che sta per scadere? Sicuro che non si erano accorti prima?

Ritratto di marforio

marforio

Dom, 21/07/2013 - 15:40

Io le cose me le faccio da solo anche il pesto.E non sto li tutti i giorni a mangiarlo.Odio il fastfood, e le mangiate fatte di corsa.

Ritratto di stufo

stufo

Dom, 21/07/2013 - 18:07

wirtshaus-trier, dalle tue parti è accaduto (o accade ancora) che roba scaduta venga reitechettata da individui dell'est che lo fanno in posti nei quali neppure sanno di trovarsi. Se dentro ci cade un topo stecchito, sono tanto precisini, i loro capi (krukki), che sperano che la percentuale sia bassa così non occorre indicarla in etichetta tra le impurità. E chi me la raccontava rideva di gusto, pure. GUTEN APPETIT

Raoul Pontalti

Lun, 22/07/2013 - 13:56

Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Il pesto alla genovese o viene trattato con i consueti metodi industriali oppure viene congelato o altrimenti si rischia anche l'intossicazione botulinica. Per mantenere integro l'aroma del pesto i preparatori industriali e soprattuto artigianali o non portano il ph a valori incompatibili o quantomeno rallentanti il Costridium botulinum, o non effettuano trattamento termico secondo Appert, o non riducono convenientemente l'attività dell'acqua. Il trattamento con il freddo sarebbe l'optimum, coniugando sicurezza a sapore, ma la conservabilità è ridotta (e spesso non viene rispettatta la cd "catena del freddo"). Cosa sia avvenuto in quella partita di confezioni di pesto lo appureranno gli igienisti alimentari, ma il rischio incombe per molti altri prodotti (per non parlare di quelli casalinghi responsabili per oltre il 70% dei casi di intossicazione botulinica) in cui per salvaguardare il sapore si rinuncia all'adozione di quelle metodiche di conservazione microbiologicamente sicure.