Ma all'Italia il bazooka porterà soltanto briciole

Le misure adottate dalla Bce sono più notevoli delle attese

Le misure adottate dalla Bce sono più notevoli delle attese. C'è un motivo: senza di esse, il tasso di inflazione nel 2016 sarebbe negativo. Un guaio. Nonostante l'enorme liquidità messa in campo, Mario Draghi non è riuscito finora a dare un po' di colore ai prezzi. Ciò dipende dal petrolio, destinato a restare basso (fra i 30 e 40 dollari), e dall'identico andamento di altre materie prime. La crescita prevista per quest'anno (+1,4%) non aiuta.Queste misure dovrebbero essere particolarmente utili per Stati come l'Italia fortemente indebitati, ma con banche solide. Le nostre lo sono in gran parte, salvo certe pecore nere. La Bce aumenta l'acquisto mensile di debito pubblico da 60 a 80 miliardi, ma l'Italia non può attendersi granché da questo soccorso. Il Tesoro potrà alleggerire il peso del vecchio debito pubblico, ma continuerà a emetterne troppo perché il nostro deficit di bilancio rimarrà elevato. Il motivo? Il Pil reale e il tasso di inflazione cresceranno molto meno di quel che il governo ha previsto e, ufficialmente continua a prevedere. Infatti la nota dell'Istat sul Pil per il primo trimestre 2016 stima solo una crescita dello 0,1 su quello precedente e dello 0,4 sul primo del 2015, quando l'Italia era ancora in recessione. Date queste stime è difficile che la nostra crescita sia superiore all'1,2% rispetto al +1,6% previsto dal governo. L'Italia - se non attuerà misure correttive - potrà avere un deficit del 2,6% del Pil anziché dell'1,8 come avrebbe voluto Bruxelles, con una valutazione rigida o il 2-2,2%, come avrebbe fatto un gestore equilibrato. La nuova manovra espansiva con cui la Bce ritira dal mercato debito pubblico per immettere, in cambio, liquidità a noi servirà per evitare il peggio, non per migliorare. Analogo è il giudizio circa l'altra misura, che ha adottato la Bce: la riduzione a zero del tasso di interesse sul denaro che essa presta alle banche, fino a ora pari allo 0,05; e addirittura un tasso negativo (-0,4), a partire dal prossimo giugno, sui prestiti che le banche chiederanno per aumentare il credito a famiglie e imprese. Le nostre banche, in teoria, anche sino a ieri, avrebbero potuto erogare maggiore credito alle imprese e alle famiglie, a bassi tassi, potendo approvvigionarsi di denaro dall'Eurotower al bassissimo tasso dello 0,05%. Ma avevano difficoltà a farlo, a causa dell'obbligo di rispettare i parametri patrimoniali. Inoltre, avendo molte sofferenze su crediti, gli istituti non hanno molto spazio per profittare del credito offerto dalla banca centrale, sino a ora quasi gratuito e dal giugno accompagnato da un premio. Le ragioni per cui le banche italiane sono in questa difficile situazione, non dipendono (salvo pochi casi) da loro medesime, bensì dai vari governi a guida Pd che si sono insediati in Italia dal 2011 in poi, in regime di sospensione delle regole ordinarie. Infatti, i prestiti delle nostre banche erano e sono accompagnati da robuste garanzie immobiliari, sia nei riguardi delle imprese, che delle famiglie. Ma i tre governi Monti, Letta e Renzi hanno depresso il mercato immobiliare con un'asfissiante tassazione più che doppia della precedente. Mancano gli investimenti nel risanamento delle città inondate da nuova immigrazione e con periferie abbandonate. La depressione del valore degli immobili ha generato la riduzione del valore delle garanzie bancarie. Come se non bastasse, sono emersi fattacci come quelli di Banca Etruria, controllata da persone vicine al governo attuale e i problemi del Monte dei Paschi, banca storicamente gestita dal Pd. Le azioni e obbligazioni emesse dalle banche ora vengono viste con sospetto, anche se quasi tutte le nostre banche sono solide e serie. È dunque difficile per loro fare aumenti di capitale.Insomma, Draghi ha fatto il massimo in una situazione difficile. Ma ciò ci serve solo per tirare a campare con fatica. Ciò perché la nostra politica pubblica rema contro, insistendo in bonus inefficaci per l'economia ma utili per il consenso.Francesco Forte