Alta Roma si chiude tra dee greche, figlie dei fiori ed elefanti indiani

Si chiude la manifestazione di Alta Roma, nella nuova sede dell’exDogana di San Lorenzo che ha dato alle passerelle un’inusuale scenario di archeologia industriale, un po’ newyorkese e underground, molto suggestivo

I plissè raggi di sole e le piccole corazze dorate di una dea classica firmati da Renato Balestra. Gli intrecci, le frange, delle «figlie dei fiori» haute couture di Gattinoni. I raffinati elefanti indiani ricamati, stampati, evocati dagli abiti-sari di Nino Lettieri.

Si chiude la manifestazione di Alta Roma, nella nuova sede dell’exDogana di San Lorenzo che ha dato alle passerelle un’inusuale scenario di archeologia industriale, un po’ newyorkese e underground, molto suggestivo.

Sale di grigio cemento, pilastri e atmosfera da officina che hanno esaltato il constrasto con la lussuosità dei modelli di alta moda. Come quelli dell’Olimpo di Balestra, ispirati alle colonne e alle volute dei capitelli dell’antica Grecia, che in resina dorata dall’effetto di metallo traforato si poggiano sulle spalle, sulle scollature e sui fianchi degli abiti bianchi. Mentre quelli di leggeri, tutti in plissè di tulle, in giallo e ruggine rievocano uno scintillante dio sole. E la sposa drappeggiata come una statua classica,si avvolge in un grande mantello di pizzo ricamato che si apre in due grandi ali di farfalla.

In polemica con Alta Roma e fuori calendario Gattinoni sfila nello studio di Antonio Berrella, vincitore del Premio Internazionale della Fotografia 2015. Una performance con abiti che rileggono i «panier» e le marsine settecentesche in una lavorazione a canestro, giacche dalle spalle arrotondate, abiti con intarsi di pizzo e frange, jeans scampanati iper-ricamati, anni ’70: viene chiamato Rockocò lo stile della nuova collezione

Estremamente seducente la collezione presentata da Nino Lettieri, con un viaggio nell’India dei maragià che offre allo stilista campano l’occasione per inventare innumerevoli versioni del motivo dell’elefante, stampato sui tessuti di lunghe casacche o sugli orli dei pantaloni, ricamati con jais e perline sulle camicie. Molto bianco e nero, ma anche i colori della tradizione indiana come il rosa fucsia. Anche la sposa, ha un abito a balze con candidi ricami di elefanti in paillettes.

Tilda Swinton è la musa della collezione di Luigi Borbone, che gioca alternando femminile e maschil ed evoca la donna eternamente doppia con abiti dalle fasce geomeriche ricamate con cristalli Swarovski in verde pallido, rosa pelle, carta da zucchero. La palette opalescente dei neutri asseconda la trasformazione, i neri e blu parlano di metamorfosi, fino al transgender. La silhouette romantica pensa al ’700,ma anche alle linee anni ’50 alla libertà sessuale del nudo coperto da trasparenze dei '70.

Altra musa, altro stilista e c’è Marina Ripa di Meana, per Vittorio Camaiani. A Palazzo Cerere, una collezione che s’intitola «ContrariaMente», in cui lo stilista marchigiano si avvicina all’universo surrealista, con abiti destrutturati. Colletti e polsini si scambiano il posto,in un gioco ironico che strizza l’occhio all’arte di Dalì.

Abiti per un gran ballo quelli dello stilista libanese, cresciuto fra il Kenia e New York, Rani Zakhem: lunghe gonne svolazzanti dalla linea a sirena, fiocchi giganti, scintillanti ricami di pietre come gocce di brina, stelle marine e fiori. Una collezione omaggio al glamour di New York, con l’euforia degli anni ’60 e lo sfarzo degli anni ’80.

Si chiama Aracne la nuova collezione della stilista- architetto Sabrina Persechino e le linee di edifici progettati dal geniale Eric Owen Moss si traformano in ragnatele tracciate sui suoi modelli, aprendo oblò sulla schiena e scollature sui decolletè. Negli abiti bianchi rinasce la dea Aracne, è lei a tirare fili e nastri di seta, creando giochi d’intarsi sugli abiti e sui completi composti da giacche allungate e pantaloni leggermente scampanati.

Stampati e colori tratti della cinquecentesca Flora di Arcimboldo e linee anni ’70 nella nuova collezione di Giuseppe Di Morabito, finalista di Who Is On Next? 2015, che nell’ex Dogana presenta abiti corti e svolazzanti portati con giacche spesse di lana nei toni del verde, pistacchio o smeraldo, colore dominante nella palette, assieme al rosa cipria. Ci sono lampi di rosso, interrotti da pennellate di nero grafico e fiori che ricreano le celebri teste di Arcimboldo.