Altro che decurtazioni: è l'Italia dei furbetti

RomaIl vitalizio se lo tengono stretto i consiglieri regionali del Lazio antescandalo Fiorito e c'è chi si è rivolto al Tar per bloccare la legge di novembre, che sposta da 50 a 65 anni il momento di percepirlo, cancellandolo invece per gli attuali consiglieri.

I giudici amministrativi laziali li hanno delusi, ma le nuove regole valgono solo per il futuro e in tanti hanno comunque fatto quel che per il Lotto si dice una «win for life», una vincita per la vita. Pochi soldi versati per avere una rendita mensile fino all'ultimo giorno, con estensione del privilegio al coniuge del defunto.

Mentre almeno i più poveri dei pensionati italiani si aggrappano alla speranza di un risicato rimborso dopo la sentenza della Consulta e gli effetti della riforma Fornero cambiano le carte in tavola per tutti i comuni cittadini, fa molto effetto vedere che voragine rimane tra i contributi versati e i vitalizi maturati da questi signori.

Prendiamo l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, rimasto in carica dal 2005 al 2009, quando si dimise in seguito allo scandalo: sul suo stipendio mensile di 11mila euro al mese ne pagava 990 di contributi e da 6 anni prende un vitalizio di 3.187 mila euro al mese. Insomma, ha già incassato 229.464 euro, quasi 5 volte i 47.520 contributi versati.

E malgrado questa situazione Donato Robilotta, che ha guidato i gruppo dei consiglieri nel ricorso al Tar, dice di trovare «incomprensibile tanto astio nei nostri confronti».

Certo, c'è chi ha fatto di meglio. In Sardegna è noto il caso di Claudia Lombardo, eletta in Regione nel '94 e diventata presidente del consiglio dal 2009 al 2014, andata in pensione a soli 41 anni con un assegno vitalizio di 5.100 euro. Oltre ad una dorata indennità di «reinserimento», la liquidazione insomma. Andrea Biancareddu ha avuto diritto a questo trattamento solo qualche anno più tardi: 47, per l'esattezza. E, augurando loro lunga vita, costeranno carissimi alle casse regionali sarde.

Com'è possibile? Grazie all'interpretazione di un regolamento interno del 1988 che consente ai consiglieri «cessati» dal mandato di prendere la pensione subito, senza aspettare i 50 anni. Pensare che il 17 novembre 2011, l'ufficio di presidenza guidato proprio dalla Lombardo ha deliberato, sotto la pressione dell'opinione pubblica inferocita, la cancellazione dei vitalizi. Ma «dalla prossima legislatura», «fatti salvi i diritti acquisiti».

In Toscana sono circa 150 gli ex consiglieri che godono di un ricco vitalizio, attorno ai 4mila euro mensili. Pesano sulle casse regionali per oltre 4 milioni di euro l'anno e tra questi pensionati di lusso c'è l'ex ministro dell'Istruzione e professore universitario Luigi Berlinguer: il suo assegno è sotto i 3.200 euro al mese da luglio 2014, perché il suo mandato ha coperto solo due legislature, ma probabilmente lo cumula con altre entrate.

Naturalmente gli ex hanno anche l'indennità di fine rapporto, per l'esattezza 7.334,13 euro lordi moltiplicati per gli anni trascorsi in Regione, al massimo 10, cioè 2 legislature, anche se sono andati oltre. Così, il Tfr ha un tetto di 73 mila 340 euro. La cifra che prenderà il presidente Enrico Rossi, in Regione dal 2000. E in Toscana, dove per i dipendenti pubblici gli stipendi sono bloccati dal 2009 e l'età della pensione si sposta a 70 anni, si trovano anche i soldi per gli anticipi sulla «liquidazione», garantiti a diversi consiglieri uscenti e a qualche assessore. Non un obbligo di legge, ma una facoltà dell'ente, «conseguente alle accertate disponibilità di bilancio». I malumori non sono mancati quando Rossi ha annunciato una proposta di legge per fissare un tetto per gli assegni in corso e il divieto di cumulo tra il vitalizio della Regione e quello del parlamento nazionale o europeo, nonché l'innalzamento a 65 anni dell'età per usufruirne. E di fronte all'incertezza 22 consiglieri, soprattutto giovani, dell'ultima legislatura si sono fatti i conti e hanno deciso di rinunciare al vitalizio maturato, riprendendosi subito i contributi, magari per investirli meglio.

Circa 732mila euro al mese è la spesa per il vitalizio ai 199 ex consiglieri regionali del Piemonte o ai loro eredi. E fino al 2005 bastavano 60 anni per ottenerla. L'anno scorso questa particolare forma di trattamento pensionistico è stata abolita, ma anche qui vale solo per gli eletti alle ultime amministrative, per i «vecchi» il privilegio rimane. La pensione viene calcolata in base alla durata del mandato e si arriva a trattamenti monstre. Paradossalmente, dopo i tagli degli stipendi per i consiglieri regionali in carica, gli «anziani» finiscono per guadagnare più degli attivi.