Altro che parità e quote rosa Il Pd schiera le "ombrelline"

Ah, ecco cosa intendono quelli del Pd per «governo ombra»...

Ministri, governatori e rettori sul palco alla Badia celestiniana di Sulmona mentre concionano del futuro dell'Abruzzo in Europa, e un piccolo esercito di ragazze, in piedi dietro di loro (seduti), con gli ombrelli aperti, a proteggerli da sole e pioggia.

Zitte, mute, ferme a osservare il dibattito, il «laboratorio delle idee Fonderia D'Abruzzo» da una prospettiva offesa. Con gli zigomi arrossati da una mistura di calura e imbarazzo e le sopracciglia aggrottate per la muta lotta interiore. Perché va anche detto che ciascuno di noi è responsabile, anche se non necessariamente colpevole, di ciò che gli succede. Una scena, che nemmeno Marguerite Duras. Una scena che aguzza la rabbia.

Ma cosa avranno pensato gli organizzatori optando per le sei ombrelline? Perché ricorrere a una tensostruttura, quando posso avere una laureanda? Perché affittare un tendalino, se posso assoldare una trentenne? Chi avrà approvato la scaletta sapendo che c'era un guaio in programma?

Dell'illuminata tavola rotonda facevano parte, tra gli altri: il ministro alla Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, il governatore della Regione, Luciano D'Alfonso, il governatore dell'Emilia, Stefano Bonaccini. E poi giornalisti, professori... Comodi, sprofondati nelle poltroncine di plastica bianca, protetti dalle intemperie, in qualunque forma si presentassero. (Altra genia rispetto al macho Putin, impettito e impassibile sotto al temporale durante le commemorazioni dei caduti nella Grande Guerra Patriottica). Nessuno dei concentratissimi oratori si è occupato, tantomeno preoccupato, di quelle signorine solerti. Nemmeno quando la scena è stata chiara, perché all'inizio era talmente surreale da passare paradossalmente inosservata, e il silenzio attorno è diventato rumoroso.

I maschi seduti e le femmine in piedi a fare ombra, che davvero nel Pd il mondo proceda con questo rovescio? Quello che alle donne non dicono Cosa avranno raccontato a queste sei speranzose discepole, con tanto di accredito al collo, per convincerle a recitare in un ruolo tanto assurdo? «Controra, compagni»? «Questo è un partito di massa e di massaie»? Avranno cercato di persuaderle del fatto che essere lì, su quel palco, contemporaneamente significasse essere lì insieme, loro e i loro esponenti politici di riferimento? Chissà cosa le avrà mosse a restare immobili dietro quei gentiluomini seduti. Giusto l'illogicità che le donne sanno portare a vette supreme. Osservare le immagini di quella scena ci ha convinti di varie cose, una peggiore dell'altra, tra cui: che la fantasia ci fa difetto; che quelle esaltate del '68 si sono tolte il reggipetto per niente, procurandosi inutili lividi sulle ginocchia; che definitivamente i maschi non esistono, (noi non abbiamo mai sottovalutato il fatto che in spagnolo «uomo» si pronuncia «hombre»); che le donne hanno fatto malissimo a considerarsi salve. E arrivate. Arrivate un corno.

Un parasole aperto catapulta le signore indietro di cent'anni: fa ombra alle quote e pure al rosa. Ombre rosse, infatti. Ma perché, benedette ragazze, quando vi hanno (speriamo improvvisamente) ingaggiate per l'ingrato compito, quando vi hanno rivolto questa proposta indecente di riparare le migliori teste pensanti dell'Abruzzo, invece che aprirne uno, non avete risposto con il gesto dell'ombrello?