Amatrice, quel parco della speranza dove l'arte cura le ferite del terremoto

Ad un anno dall'inaugurazione del parco giochi "Padre Minozzi" arriva l'appello dell'Associazione Concessionari di Giochi Pubblici: "Non spegnete i riflettori su Amatrice"

Il parco giochi "Padre Minozzi" di Amatrice - Foto di Prisca Tozzi

I nomi di battesimo delle 249 vittime del sisma del 24 agosto del 2016 impresse sulle tessere colorate saldate tra loro a formare un puzzle rappresentano la forza di una comunità straziata ma compatta, con gli occhi puntati verso il futuro.

“Memoria”, di Angelo Savarese, è una delle quattro opere d’arte che dal maggio dello scorso anno fanno compagnia ai bimbi che giocano nel parco Don Minozzi di Amatrice. Se c’è un luogo dove la morte e la risurrezione della città si incontrano e si uniscono in modo indissolubile è questo. Qui nelle ore immediatamente successive alla prima devastante scossa si radunarono volontari, esercito e soccorritori per cercare di estrarre il maggior numero possibile di vite dai cumuli di macerie. Poi le tende della protezione civile e degli sfollati hanno lasciato il posto ai monumenti dedicati a chi non c’è più e oggi il parco è uno scrigno che custodisce la memoria di questi luoghi, e insieme un punto fermo da cui ripartire per riconquistare la normalità.

“Ad Amatrice mancava un punto di aggregazione, per questo d’accordo con l’ex sindaco, Sergio Pirozzi, abbiamo deciso di ricostruire il parco giochi della città”, racconta a ilGiornale.it Matteo Marini, amministratore delegato di Admiral Gaming Network, una delle sei aziende che fanno parte di ACADI, l’Associazione Concessionari di Giochi Pubblici. È proprio grazie all’impegno di AGN, Codere, HBG, Gamenet, NTS e Snaitech che il nuovo spazio ricreativo, progettato dall’architetto Francesco Andreani, prende forma. “Abbiamo tagliato il nastro esattamente un anno fa – continua Marini - scegliendo di posizionare all’interno dell’area anche delle opere di arte contemporanea, per renderla unica nel suo genere e mantenere accesi i riflettori sulla città attraverso questa esposizione”.

Al progetto hanno partecipato anche gli stessi bambini di Amatrice, che hanno realizzato il fondo dell'opera "Attraverso il passato" di Stefano Trappolini. Seguono il profilo delle montagne, invece, i tubi rossi di pvc che formano l'installazione di Alberto Timossi, "Tracce", simbolo dell'identità che supera ogni ostacolo, mentre la Boa Dea di Roberta Morzetti, con i suoi capelli di fiori e giocattoli rappresenta la rinascita. “La cosa più difficile – ci confessa Velia Littera, della galleria d’arte Pavart, che ha curato l’iniziativa – è stata quella di elaborare una proposta artistica che potesse essere degna del luogo dove andavamo ad operare”. “Un’opera d’arte può sembrare una cosa effimera – ci spiega – e invece qui ha una funzione ben precisa, quella di esorcizzare il dolore”. “Non è solo estetica – continua – ma uno strumento per infondere positività e fiducia nel futuro”.

Nel parco giochi “Padre Minozzi” l’arte, il gioco e il ricordo convivono. Vicini, ma allo stesso tempo distanti, ognuno rispettosamente al suo posto. “Spesso il gioco viene visto come un problema sociale, noi con questa iniziativa abbiamo voluto ribaltare questo stereotipo facendone un mezzo per riportare la normalità all'interno di una comunità ferita”, dice l’ad di AGN. Una normalità che le popolazioni terremotate tentano di riconquistare giorno dopo giorno.

Oggi, ad un anno dal taglio di quel nastro, i camion hanno portato via tutte le macerie, ma non i problemi. Quelli sono rimasti, e vanno dal lavoro, ai fondi per la ricostruzione, che, secondo il sindaco Filippo Palombini, non prenderà il via prima di due anni. È stato proprio il primo cittadino di Amatrice, lo scorso primo maggio, a fare appello al premier Giuseppe Conte per il futuro di quelle dodicimila persone che hanno perso la loro occupazione a causa del terremoto. Una ferita, questa, ancora da rimarginare.