Anche una bottiglia può diventare arte: è lo champagne firmato da Philippe Starck

Il discendente degli artisti rinascimentali supera le frontiere, portandoci nella dimensione nuova dell'eleganza del minimo, una fiaba frizzante dalla felicità immediata. Philippe Starck continua a stupire e farci innamorare della vita, creando (sì, creando) uno champagne a quattro mani, assieme al capo cantiere Jean Baptiste Lecaillon: «Volevo portare lo champagne verso un'eleganza moderna, ho reinventato un metodo. Ero già stato sollecitato da altre maison di champagne ma ho sempre declinato l'offerta perché ritenevo ingannevole vendere una bottiglia firmata Starck senza che vi fosse dello Starck all'interno. Qualunque sia il soggetto non bisogna mai girarvi attorno, ma andare al centro: se avessi accettato di fare solo la bottiglia non sarei entrato nella verità del soggetto. Occorreva che partecipassi all'elaborazione di questa cuvée perché la bottiglia fosse il risultato di un processo onesto coerente tra il design e il contenuto. Questa cuvée l'abbiamo elaborata conversando: per lunghe ore ho descritto lo champagne che sognavo, non dosato, ovviamente».

Un aroma unico, irripetibile, irriproducibile, come quello della pelle, uno champagne che regala vertigini di piacere, sprigiona seduzione e pungola il desiderio amoroso, richiedendo lumi di candela. Brut Nature 2006 sussurra segreti, induce alla lentezza, è croccante e cremoso, ti inonda la testa, per un attimo temi di perdere i sensi.

«È l'incontro perfetto fra un territorio storico, un'annata straordinaria, una maison secolare e un uomo libero che sa rispettare i luoghi sacri», aggiunge il direttore generale Frederic Rouzoud. «Philippe mi ha detto che beveva solo champagne non dosati e questo mi ha canalizzato verso i lavori che conducevamo dal 2003 su un vino diverso, una cuvée Louis Roederer fondata sull'autenticità del territorio. Philippe ha espresso una visione emozionale, da artista, lasciandoci interpretare le sue parole ci ha permesso di valicare frontiere che non avremmo superato senza la sua ispirazione». Luca Gardini, campione del mondo dei sommelier nel 2009, rincara entusiasta: «Quello che mi ha stupito non è il vino, ma il concetto. C'è la volontà di allontanare per certi versi lo champagne dalle cave per avvicinarlo al vigneto. Senza trucchi, senza fronzoli, per riscrivere tutto da capo: la maison non è partita da un brut meno semplicemente dosato, ma da un vino a se stante. Mi trovo spesso in forte vicinanza alla creatività di Philippe Starck, perché non fine a se stessa, ma calata nella realtà. Un po' pop, come amo essere io. Brut Nature in bocca ricorda le zeste di lime, il limone di Amalfi, la mirabella e lo zenzero candito». Per la cronaca, l'annata 2006 fu inattesa: l'alternanza di contrasti climatici ha portato ad una raccolta eccezionale.