"Dopo gli attentati parigini, alto rischio per Giubileo"

"C’è stato un dispiegamento di mezzi importante, tanti attentati in contemporanea, 8 persone forse 10 ben armate, sincronizzate e addestrate"

L’ondata simultanea di attacchi a Parigi ha messo in mostra delle falle nel sistema di sicurezza francese e accende i riflettori sui rischi di un attentato in occasione del Giubileo. Lo sostiene Ermete Mariani, ricercatore del Comitato Atlantico italiano, che in un’intervista ad Aki-Adnkronos International spiega come dietro l’attentato "super-orchestrato" nella capitale francese ci sia anche una scarsa attenzione ai movimenti delle "reti ​criminali di support​o ai terroristi come quelle dei trafficanti di armi e di esplosivi".

L’attentato di ieri ha mostrato "un livello di organizzazione e pianificazione che a me personalmente fa sospettare che i tanto declamati aumenti di intelligence francese non siano stati fatti e comunque un pò è stata sottovalutata la minaccia", afferma Mariani che fa un parallelo tra gli attacchi di Parigi e quello alla metropolitana di Londra nel 2005.

"Nell’attentato a Londra hai tre giovani che hanno creato l’esplosivo con i detersivi e il concime e si sono fatti saltare. È un qualcosa che non si può prevedere. Quelli non avevano mai messo piede in Afghanistan e Pakistan, non avevano contatti con nessuno. Qui invece c’è stato un dispiegamento di mezzi importante, tanti attentati in contemporanea, 8 persone forse 10 ben armate, sincronizzate e addestrate. Ciò richiede un’organizzazione importante. Non basta dare un kalashnikov a qualcuno per fare una strage simile ma devi anche addestrarlo", dichiara Mariani, secondo cui "la sicurezza al 100% in città come Parigi, Londra e Roma non esiste, ma almeno al 60% ci si può provare".

L’analista parla quindi dei rischi per il Giubileo, sostenendo che la possibilità di un attentato è "molto alta". "È molto probabile che provino a farlo a Roma, quanto sia fattibile non lo so dire. Non so a che livello siano il livello delle reti di traffici di armi e di esplosivi - prosegue - Ma ho l’impressione che nella loro ottica l’Italia non sia rilevante come Parigi. Rifare un attentato nella capitale francese a 10 mesi da Charlie Hebdo vuol dire capitalizzare un passato fresco. Fa tutto un altro effetto. È una dimostrazione di forza".

Mariani, che da una decina di anni risiede a Parigi - pur con tutte le cautele del caso dato le poche informazioni ancora a disposizione - traccia un profilo delle nuove reclute dei​ terroristi ​ dell’Isis, probabili autori degli attentati​ che hanno messo in ginocchio la capitale francese, scatenando il terrore tra gli abitanti. "È emerso che spesso si tratta di persone isolate, che molto spesso non hanno nemmeno un background islamico e hanno genitori molto più aperti di loro", aggiunge l’esperto. Nel processo di radicalizzazione "un ruolo chiave ce l’hanno i social media", sostiene Mariani precisando che "le persone più isolate sono prede più facili, mentre un musulmano integrato nella comunità, che si confronta con altri, ha più spirito critico ed è difficile inglobarlo in un discorso solo virtuale. Le persone isolate hanno meno anticorpi - dichiara - Ma non parlerei di lupi solitari piuttosto di persone isolate, alle quali si offre di entrare in qualcosa di più grande". L’esperto del Comitato Atlantico conclude evidenziando che nella strage di Parigi "emerge anche un ruolo chiave di reti terroristiche localizzate in​ Belgio: i fratelli Cherif e Said Kouachi (autori della strage di Charlie Hebdo, ndr) avevano comprato le armi in Belgio, adesso, anche se non si ha conferma, si parla di una macchina con targa belga, poi c’è il belga che sale sul treno Amsterdam-Parigi con un kalashnikov e nove caricatori. C’è insieme una rete abbastanza importante che non sono riusciti a smantellare".

Commenti

Kosimo

Sab, 14/11/2015 - 18:38

Super Europa adesso, alla faccia degli USA che non vogliono

Ritratto di 02121940

02121940

Dom, 15/11/2015 - 13:02

Da romano non ho apprezzato l'iniziativa del Vescovo di Roma che annunziò il giubileo "straordinario" senza preoccuparsi di sentire prima le competenti autorità italiane, che sono quelle che poi ne dovranno sopportare il "peso". Ora, con la minaccia islamica incombente sarebbe stato opportuno un ripensamento papale. Che dire? Ormai abbiamo imparato a non meravigliarci delle iniziative di vario genere assunte da Bergoglio. Tocchiamo ferro e speriamo che Dio ci protegga.