Il barbiere pittore di Lentigione

È difficile credere che il destino degli uomini sia regolato dalla provvidenza o dalla maledizione del cielo

È difficile credere che il destino degli uomini sia regolato dalla provvidenza o dalla maledizione del cielo. Soltanto ieri, su Il Corriere della Sera, si leggeva la storia di Sergio Bianchi Ballano, il barbiere più anziano d'Italia, ottantatreenne, pittore naïf apprezzato da Cesare Zavattini, che abita a Lentigione, frazione di Brescello, nei poetici luoghi di don Camillo e Peppone, creati dall'intelligenza e dalla fantasia di Giovanni Guareschi. Lentigione. Ne leggo la mattina e ieri sera, in televisione a Linea notte, mi mostrano le immagini di quegli stessi luoghi travolti dall'alluvione. Proprio Lentigione. Dice don Evandro Gherardi: «Sono parroco anche nella frazione di Lentigione e là è tutto sott'acqua. La chiesa, la canonica e soprattutto centinaia di case».

Jenner Meletti poeticamente annota: «C'è uno sprazzo di sole rosso, all'ombra del tramonto. Visto da Ponte Alto, Lentigione è solo un campanile dall'altra parte del grande lago che ha inondato abitazioni, stalle, capannoni e campi».

Tranquilla era la vita di Sergio, il barbiere pittore, tranquilla durante 73 anni di lavoro. E oggi l'inferno. Il giorno prima aveva detto: «Mi piacerebbe che venisse in negozio Vittorio Sgarbi per dare un giudizio ai miei quadri. Mi trova di sicuro, io non chiudo mai». Avevo pensato di andare, oggi sarò a Piacenza, dopodomani a Parma. Forse, per la prima volta, troverò il negozio di Sergio chiuso.