Muore strozzata dal cordone ombelicale: otto indagati a Bari

I medici hanno perso tempo perché litigavano per l'utilizzo della sala operatoria

Una nuova sentenza stabilisce in modo definitivo l'ennesimo caso di malasanità. Un anno fa, una piccola neonata moriva nell'ospedale Di Venere di Bari strozzata dal suo cordone ombelicale. L'avrebbero potuta salvare, ma i medici erano impegnati a litigare per contendersi il tavolo di una sala operatoria. Un litigio che ha ritardato il parto ed è stato fatale per la piccola vita il cui cuore ha smesso di battere ancora nel grembo materno.

Sono otto gli indagati tra medici e infermieri per concorso in omicidio colposo a conclusione delle indagini portate avanti dal pm De Bari dopo un anno. Era trascorsa circa un'ora e mezza tra la richiesta di intervento e l'inizio del parto segnalato con codice giallo-rosso.

Il pm Gaetano De Bari, aveva già inviato un avviso di conclusione delle indagini per concorso in omicidio colposo a 8 tra medici e infermieri delll'ospedale «Di Venere», sulla base di una consulenza medico legale che rilevò il «mistero» di quell'ora (o ora e mezza) di buco tra la richiesta di intervento e l'inizio dell'operazione, tempo comunque superiore alla mezz'ora (massima) prevista dalle procedure di intervento richieste per un taglio cesareo classificato come codice rosso/giallo a causa della sofferenza fetale. Un'ora e mezza sono un tempo infinito in una condizione di emergenza.

Si sono concluse, così, nel modo peggiore, le 48 ore di ricovero lo scorso 30 Aprile per Marta Brandi e Onofrio Visaggio che hanno visto strapparsi con violenza quella che sarebbe dovuta essere la gioia più grande.