Bergamo, ora la Chiesa organizza una veglia contro l'omofobia

Veglia contro l'omofobia celebrata a Bergamo, dove si sono ritrovati sacerdoti e frati cattolici, ma pure membri della Chiesa valdese. Le parole del vescovo Beschi

Non è la prima volta che accade, ma che in parrocchia venga celebrata una veglia anti omofobia - com'è noto - non sta bene al "mondo tradizionale" della Chiesa cattolica. Questa volta è citabile il caso di Bergamo, dove il "no all'omofobia", oltre a essere stato rimarcato per mezzo di una celebrazione solenne, nella serata di ieri è stato rilanciato dalle parole del presule incaricato nella diocesi lombarda. Erano presenti consacrati di vario ordine, ma anche molti fedeli. Di solito, in queste circostanze, gruppi di cattolici conservatori organizzano "processioni di riparazione". Perché l'evento è ritenuto troppo accostabile alla promozione delle istanze care agli Lgbt e perché si uscirebbe fuori dal seminato della dottrina. Vedremo se una "iniziativa riparatrice" avrà luogo anche in questa circostanza.

Intanto può essere raccontato quanto asserito da mons. Francesco Beschi, che ha presieduto il tutto, come si legge su Giornata.org: "Esistono tante condizioni diverse, non soltanto l’omosessualità. È necessaria un’accoglienza reciproca per percorrere insieme il cammino di fede, fatto di mediazione culturale: il Vangelo è eterno, ma va incarnato nella storia". Sono parole chiare. La pastorale dell'accoglienza riguarda tutti e nessuno può essere lasciato fuori. C'erano anche membri appartenenti alla Chiesa valdese. I tradizionalisti interpretano queste veglie alla stregua di una legittimazione di un'ideologia e di dettami contrari al Catechismo. E per questo, spesso e volentieri, si fanno risentire. La dialettica interna agli ambienti ecclesiastici, su livelli gerarchici più alti, riguarda pure chi, come il gesuita e consulente del Vaticano James Martin, ha scritto un libro, sostenendo la necessità di costruire un "ponte" con la comunità Lgbt. L'avversario idealistico della veglia di Bergamo, stando al racconto presentato dalla fonte citata, che ha riportato un articolo de L'Eco di Bergamo, è rappresentato dalle "etichette".

La più discussa, tra iniziative di questo tipo, è stata organizzata a Reggio Emilia circa un anno fa. Ma le critiche non scalfiscono i membri della Chiesa cattolica che ritengono l'omofobia tanto esistente quanto da stigmatizzare.

Commenti

venco

Ven, 17/05/2019 - 14:15

Chiesa senza catechismo della Dottrina di Fede, chiesa inutile e dannosa a tutti i credenti.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Ven, 17/05/2019 - 14:21

I fornicatori Lgbt dovrebbero vivere in castità, poi i maschi dovrebbero fidanzarsi e sposarsi con le femmine. Quindi amarsi senza ritegno grazie agli appositi organi sessuali. Quindi mentre le femmine affrontano i dolori del parto, successivamente compensati dal gaudio dell'allattamento, i maschi dovrebbero mantenerle e proteggerle. Infine le femmine dovrebbero abituarsi a stare sottomesse al loro maschio, specialmente quando le comanda di togliere la paglia dal fuoco. Se i fornicatori sono preti o suore devono vivere in castità e non dovrebbero neanche sapere di essere Lgbt.