Biloslavo e Micalessin: raccontare la guerra a fumetti

Sabato a Trieste la presentazione dei fumetti degli inviati di guerra Fausto Biloslavo e Gian Micalessin

Raccontare la guerra a fumetti si può. Si deve. Perché l’unico modo per raccontare quando non si è potuto scattare o filmare, è il disegno, l’illustrazione. Soprattutto quando le parole non bastano per descrivere l’orrore dei conflitti più sanguinosi e tremendi, delle guerre dimenticate, quelle scomode, quelle che nessuno vorrebbe far vedere.

Come ha fatto Almerigo Grilz morto ammazzato il 19 maggio 1987 mentre riprendeva l’attacco della guerriglia Renano alla città di Cuia, in Mozambico. E come hanno continuato a fare i suoi due più grandi amici, Fausto Biloslavo e Gian Micalessin, sempre in prima linea, che sabato hanno presentato i loro fumetti, editi Signs Publishing, alla tre giorni di Trieste “Tutta un’altra storia 2018” organizzata dall’ Istituto Ricerche Storiche e Militari dell’Età contemporanea in collaborazione con la Federazione Grigioverde sezioni territoriali delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma di Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia.

Micalessin e Biloslavo hanno scritto la sceneggiatura, partendo da esperienze vissute in prima persona che nascono direttamente dal fronte. Il primo esempio di giornalismo grafico in Italia che comprende anche il fumetto di Toni Capuozzo, “La culla del terrore”, che racconta la genesi, la nascita e l’ascesa dell’Isis.

Gian Micalessin “L’assedio di Maaloula e la caccia ai cristiani”, con disegni di Adriano

Periferia di Damasco, 21 agosto 2013. C’è un attacco chimico. Una piccola cittadina di appena 5000 abitanti, un piccolo “scrigno della cristianità” viene posto sotto assedio da una costola del regime di Al Qaeda. Gian Micalessin è lì. I ribelli costringono la popolazione alla fuga, uccidono i cristiani, ne prendono altri in ostaggio. Micalessin in quegli attimi si trova in un santuario per documentare gli orrori della guerra, di questa guerra che ha dimenticato i cristiani. A un certo punto giunge la comunicazione che il santuario è circondato, perché i ribelli avevano attaccato dall’altra parte. La telecamera si spegne, il panico è totale. Riprendere quelle immagini non avrebbe senso. Passano le ore e Gian inizia a pensare a quello che succederà, a cosa accadrà se dovessero mettergli il coltello alla gola, inizia a pensare se saprà morire con dignità. “Ricordo ancora il gelo di quelle pietre del santuario – racconta Micalessin – su cui mi ero seduto a riflettere”. Poi a un certo punto, la porta si apre, la corsa verso la strada al villaggio e sono salvi.

“Il fumetto è un’opera d’arte – ha detto Micalessin – ed è interessante quando parli di un conflitto come la Siria, perché gran parte di quel conflitto è stato raccontato male, alcune parti sono state omesse e le voci omesse sono quelle dei cristiani. Quindi il fumetto è servito per tornare a raccontare quella storia dal punto di vista dei cristiani”. “Per me era la prima volta – ha detto il fumettista – che lavoravo a questo tipo di fumetto di giornalismo grafico. Ma sono stato facilitato perché ho avuto materiale visivo di supporto che di solito per un fumetto non ti viene fornito”.

Fausto Biloslavo “Libia Kaputt”, disegni di Armando Miron Polacco

Agosto 2016. Battaglia di Sirte. Fausto Biloslavo è lì, in prima linea, a raccontare al mondo questa battaglia. Una battaglia sanguinosa, dura, combattuta senza pietà con i kamikaze utilizzati come ariete. Lungo le strade sventolano le bandiere nere e i ribelli gridano “vi taglieremo la gola”. In quegli attimi, quando l’unica cosa che devi fare è cercare di ricordare e metterti in salvo, non si riesce a riprendere, a scattare, a fotografare. Ci sono cose che restano solo nella memoria di chi le vive. “In una situazione di combattimento – ha detto Fausto - non riesci a filmare tutto, ma ricordi tutto”.

Il fumetto di Biloslavo uscirà a gennaio e all’interno dell’opera oltre ai disegni realizzati dal fumettista, ci sono anche immagini vere, scattate da Fausto sul fronte di guerra. O anche l’unica foto di Biloslavo che incontra Gheddafi. “Ho cercato di raccontare – ha detto Fausto - la tragica storia della Libia che ci avrebbe portato al regime attuale”. E infatti, nel fumetto c’è tutto: i bombardamenti Nato su Tripoli, la caduta di Gheddafi, l’avanzata dello Stato islamico, ma soprattutto la “bomba umana dei migranti”, la storia attuale quella che più ci coinvolge. “E’ importante avere delle foto vere per questo tipo di progetto – ha spiegato il fumettista – dietro c’è una mole gigante di lavoro”.

Ma il “coraggio per l’avventura” comincia proprio con Almerigo che, come ha raccontato Biloslavo, era un grandissimo disegnatore. “La sera dopo aver assistito a qualche combattimento, si metteva a disegnare quello che aveva visto”. I suoi disegni sono contenuti nelle agende che Almerigo utilizzava per prendere i suoi appunti. Agende colorate, quelle che le banche dell’epoca davano in dotazione ai clienti. Il fumetto di Almerigo Grilz “Avventure di una vita al fronte”, edito Ferrogallico, con i disegni di Francesco Bisaro, la prefazione di Toni Capuozzo e la postfazione di Biloslavo e Micalessin, nasce nel 2017.

“La sua abilità nel tratteggiare come un libro illustrato era formidabile – ha raccontato Fausto - se non ci avesse lasciato sarebbe l’unico autore e disegnatore di questi fumetti”.