Morto per imprudenza del Comune: niente soldi ai genitori di Amos

Dopo 20 anni giustizia è fatta. La famiglia Guizzini, che ha perso il figlio di soli 7 anni per un incidente assurdo, dovrà essere risarcita dal Comune. Ma il sindaco protesta: "Non è giusto che i cittadini paghino per ciò che è successo tanti anni fa"

Sono passati 19 anni da quel maledetto giorno, da quando Amos Guizzini è morto per "imprudenza del Comune", ma solo qualche settimana fa, la giustizia italiana si è espressa sul caso.

Era il 4 luglio del 1997, Amos aveva sette anni e stava giocando con i suoi amici, la mamma era in casa e il padre era fuori per comprare una nuova auto. Sandro Guizzini, il papà del bimbo, è stato raggiunto dal giornalista del Corriere della Sera e insieme hanno ricostruito quella tragica giornata. "Ricordo che al mattino c’era il sole. Mentre stavo uscendo di casa mi disse ciao papino. Ero andato a Milano per comprare un’auto di seconda mano perché ci eravamo appena trasferiti ad Offagna (Comune in provincia di Ancona, ndr). Al ritorno non avevo trovato posto sul treno. Ero seduto nel corridoio quando mi chiamò mia figlia grande dicendomi che Amos stava male. Un ferro gli aveva infilzato la testa. Dietro di lei sentivo Maria Cristina, mia moglie, che urlava".

Inizia così il terribile racconto di Sandro. L'uomo parla senza guardare in faccia il giornalista, il tempo per lui si è fermato a quel drammatico giorno. "Quel pomeriggio era la prima volta che Amos faceva venire i suoi nuovi amichetti a casa. Mio figlio aveva chiesto alla mamma ancora 5 minuti per giocare. Mia moglie gli diede il permesso e immediatamente mio figlio uscì in bici all’inseguimento di un amico. Al ritorno perse l’equilibrio e scivolò nel pendio non segnalato e coperto da erbacce al confine con il cantiere edile. Cadde sugli spuntoni di una ringhiera di recinzione. Morì dopo cinque giorni di agonia". Ora, sul luogo dell'incidente non c'è nessun segno che ricordi quel tragico giorno e Amos. Il dirupo che ha provocato la morte del bimbo è stato coperto da una lastra di cemento e tutto continua come se nulla fosse.

In tutti questi anni, la storia della famiglia Guizzini è rimbalazata da un tribunale all'altro e non è mai stata fatta giustizia. Soltanto poche settimane fa la prima sentenza: il giudice ha deciso che il Comune deve dare 2 millioni e quattrocentomila euro alla famiglia Guazzini. Il Comune è stato accusato di "imprudenza, imperizia e negligenza". "La cifra - spiega Sandro - è il doppio del bilancio annuale di Offagna. In cassa non ci sono i soldi. È pazzesco". Mercoledì scorso, i cittadini si sono riuniti per ascoltare le ragioni del sindaco, Stefano Gatto, che, a seguito della decisione del tribunale, ha deciso di dare le dimissioni. "Trovo assurdo - ha spiegato Gatto - che i miei concittadini debbano pagare per una cosa avvenuta quasi vent’anni fa. Per questo io mi ritiro".

Il sindaco capisce bene la sofferenza della famiglia Guizzini, ma non crede che la decisione presa dal tribunale sia corretta. "Isoldi - spiega Stefano -non gli daranno indietro il loro bambino. In questo modo metteranno soltanto in difficoltà il Comune e i cittadini". Sandro porta rancore per il sindaco di allora e per tutti quelli che hanno trattato il suo caso con superficialità. I politici di quel tempo gli hanno messo il paese contro e questo non può perdonarglielo. "Hanno mandato della gente a dire in aula che mia moglie non era una buona madre. Hanno detto che nostro figlio è una maledizione".