Blue Whale, ristoranti e app nel mirino della Rete

"Blue Whale" non è solo il gioco della morte, ma è anche il nome di un'app e di un ristorante finiti nel mirino della Rete

Il gioco della morte “Blue Whale” nato in Russia e velocemente diffusosi in molti paesi, tra i quali anche l’Italia, sta creando una vera e propria rete di terrore. La paura e la rabbia verso gli assassini che giorno dopo giorno stanno portando al suicidio troppi giovani, talvolta infatti può accecare. “Blue Whale” non è solo il nome dell’assurdo gioco, ma anche il nome di un’applicazione di realtà virtuale riguardante proprio le balene. L’involontaria coincidenza ha fatto accendere le luci dei riflettori sulla app che è stata travolta da recensioni negative. Ma ecco arrivare in soccorso degli sviluppatori molti messaggi di solidarietà: “Voto per solidarietà verso gli sviluppatori dell’app, visto che ci sono troppi ignoranti in Italia che capiscono poco e niente” e ancora: “Senza parole. Migliaia di recensioni negative di ignoranti che neanche sanno di che cosa si parla. Non c’entra niente con il gioco visto sulle Iene”. E a proposito del servizio delle Iene in merito al gioco della morte, qualcuno colpevolizza proprio il programma: “Se le Iene facessero meno pubblicità ci sarebbero meno c…ni in giro”. C’è però anche chi la butta sul ridere: “Bellissima, io l’ho installata perché avevo voglia di suicidarmi ma adesso sono diventato animalista e amo la vita e tutto il mondo animale”. Non è però solo un’applicazione a creare confusione negli utenti del web: anche un ristorante che, per via del nome, ricorda quello del gioco, ha ricevuto numerose recensioni negative e altrettanti messaggi carichi di rabbia e di sdegno. A difendere i proprietari del locale sono stati i clienti e non solo che hanno fatto notare l’errore di parecchie persone. Anche questa volta però c’è chi, capendo la confusione creata dal nome del locale, provare a stemperare la situazione con qualche battuta: “Svegliati alle 4:20 e cucina gli scampi. Invia una foto al tuo curatore”. Questi episodi vengono associati, dalla stragrande maggioranza di persone, ad un sintomo di un’ignoranza dilagante, altri invece giustificano la “svista” perché dettata da reale e motivata paura.