Bonucci e la maglia fantasma Il tifo tradito vale 105 euro

Propongo il ritorno alla numerazione dall'1 all'11. Propongo la cancellazione, eterna, dei nomi, cognomi e soprannomi sulle magliette dei calciatori. Così non avremmo altri casi come quello buffo di Torino, là dove un romantico tifoso della Juventus si era comprato, dolce passione, la divisa di Bonucci (...)

(...) Leonardo, quella della stagione prossima, con tanto di logo nuovo, scudetto e sponsor, ovviamente con l'insegna del titolare ben stampata sul numero 19. Sognava fino alla fine il settimo scudetto, l'ennesima finale di Champions, la coppa Italia, il gargarismo dopo il gol. Niente, tutto finito, la maglietta sta addosso a un fantasma, a un uomo invisibile, anzi visibilissimo ma a San Siro. E mo'? Bonucci se ne è andato e la maglietta bianco e nera che fine farà? Nel cesso, seguendo la didascalia gentile del tifoso che ha postato la fotografia dell'indumento, ormai da mercato ambulante, tuttavia pagato allo store juventino con 105 euro.

Per la serie «non facciamoci mancare mai nulla» ecco che il Codacons si è appalesato immediatamente per prestare supporto e soccorso al consumatore turlupinato: o indietro i soldi o cambio della maglia, a scelta del cliente, magari un Dybala o un Buffon, decida lui. Comunque così non si fa. Non si possono vendere i sogni e poi cancellarli con un risveglio brusco, non si possono proporre abbonamenti se poi cambiano i nomi degli attori comparsi sui manifesti. Ma i furbetti dell'emporio hanno respinto la richiesta, la maglietta non si cambia. Ci penserà, spero, la Juventus, Agnelli o i suoi collaboratori; rimedieranno alla gaffe, i 42 milioni pagabili dal Milan possono giustificare l'esborso. Non si potrà fare lo stesso con i numerosi tatuaggi su braccia e corpi dei tifosi juventini che riportano il profilo leonino del calciatore. Andranno dal dermatologo? Chiederanno l'intervento del tatuatore?

Nel totale mi sembra la solita pinzillacchera trasformata in una notizia grossa, taglia XXL. Un collega vicino di banco mi ha ricordato di essere caduto nella stessa trappola romantica, aveva comprato un cappellino rosso di Michael Schumacher, quando il tedesco sembrava a un passo dal ritorno a Maranello l'ufficio vendite del grandissimo Michael aveva provveduto a mettere in circuito tutto il marchettificio possibile, tute, sciarpe, bandiere, poi non se ne fece nulla e così il cappellino resta un cimelio da collezione. Così come l'armamentario di oggettistica del matrimonio tra Carlo d'Inghilterra e Camilla Parker Bowles. Fissato per venerdì 8 di aprile venne spostato di ventiquattro ore, a sabato 9 aprile, per evitare la concomitanza con i funerali di Papa Giovanni Paolo II. Va da sé che nessuno a Buckingham fu in grado di togliere dalla circolazione i wedding souvenirs con la data originaria. E così conservo bicchieri e tazzine. Valgono più della maglia di Bonucci.

Tony Damascelli