Brancaccio, terra di confine dove i ragazzini sono tentati dal fascino della mafia

A Brancaccio sei raid in poche settimane nel terreno dove sorgerà l'asilo nido dedicato alla memoria di don Pino Puglisi. A controllare il territorio sono delle baby gang che distruggono tutto al loro passaggio.

Il progetto dell'asilo nido voluto da don Pino Puglisi a Brancaccio

Brancaccio. Estrema periferia sud di Palermo, terra di confine di un quartiere che prova ad emergere dall'illegalità diffusa. Brancaccio è uno dei rioni più popolosi della città. Lo dimostra lo stesso commissariato di Polizia, tra i più importanti della città per il lavoro quotidiano nella lotta alla criminalità e allo spaccio di stupefacenti. Lo sapeva bene anche padre Pino Puglisi, che qui ha lavorato senza sosta con la sua parrocchia per togliere dalla strada e dalla tentazione della criminalità organizzata centinaia di ragazzi del quartiere. Padre Pino Puglisi ha pagato con la vita quell'atto coraggioso di un prete che ha distolto i ragazzi dalla strada. Se oggi Brancaccio è un quartiere diverso, lo deve soprattutto all'eredità lasciata da don Pino, così come affettuosamente lo chiamavano tutti a Palermo. Eppure c'è una sacca di resistenza che non accetta il cambiamento e colpisce che gli autori di questi fatti il più delle volte sono ragazzini. Negli ultimi giorni si sono verificati numerosi atti vandalici nel terreno dove sorgerà un'altra struttura voluta fortemente da don Pino: un asilo nido, primo avamposto di legalità.

Sabato scorso era stato staccato lo striscione che raffigura il progetto e rotto il catenaccio del cancello. Tre ragazzini avevano urlato a Maurizio Artale, presidente del Centro Padre Nostro, che in quella zona non si sarebbero costruiti asili né ora né mai. Lunedì un nuovo raid, il sesto in ordine di tempo. "I 'picciriddì (bambini, ndr) hanno rotto e trafugato la catena e il catenaccio che tenevano chiuso il cancello, che domenica sera avevo ricollocato alla presenza di una gazzella dei carabinieri - racconta Artale -. A nulla è valso l'inseguimento di uno dei militari di una ragazza che faceva da palo a un suo complice, che nel frattempo appiccava il fuoco a una catasta di legna. Vana è stata la promessa di non farlo più da parte del ragazzo che ho bloccato mentre tentava di scappare". Una guerra giornaliera tra illegalità e legalità, tra buoni e cattivi. "Sembra che questa battaglia lo Stato non voglia davvero combatterla a Brancaccio, a difesa del Centro e di quanti vi lavorano da 26 anni - prosegue Artale -. Spero voglia vincere almeno la guerra". Per alcuni una ragazzata, per gli assistenti sociali che lavorano sul territorio è il tentativo di destabilizzare l'ambiente in un rione dove il fascino della mafia è ancora molto forte.
Maurizio Artale è un coraggioso combattente che rifiuta la logica mafiosa e lotta la sua personale guerra in un quartiere che ha subìto dall'alto radicali trasformazioni. A partire dal restyling urbano con nuove stazioni ferroviarie e il passaggio del tram. E proprio la linea 1 del tram è stata più volte vandalizzata dalle stesse baby gang. "Dove c'era il passaggio a livello è come il Bronx - dice Artale -. La verità è che sarebbe necessario militarizzare Brancaccio, installare telecamere e controllare ogni buco del quartiere, scovare chi continua a farsi beffa delle Istituzioni, verificare tutte le attività pseudo-legali che vi sono presenti, elevare contravvenzioni a chiunque posteggi sui marciapiedi. È giunta l'ora della tolleranza zero, così come si fece diversi anni fa a Borgo Vecchio".