Calabria, obbligo di dimora confermato dal riesame per il presidente della Regione

La magistratura indaga nei confronti di Oliverio per abuso d'ufficio e corruzione

Una inchiesta scuote la Regione Calabria. Il nome è eloquente: "Lande Desolate" e coinvolge il governatore Mario Oliverio per il quale, oggi, è stato confermato l'obbligo di dimora dal tribunale del riesame. Tutto è iniziato lo scorso 17 dicembre, quando la guardia di finanza ha eseguito sedici misure cautelari, disposte dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri, al termine di attività investigative su presunti illeciti nella gestione di alcuni appalti della Regione, in particolare quello dell'impianto sciistico di Lorica e dell'aviosuperficie di Scalea (Comune in provincia di Cosenza). Corruzione, falso in atto pubblico, abuso d'ufficio e frode nelle pubbliche forniture e ipotesi di reato che a vario titolo la Dda catanzarese ha contestato nell'ambito dell'inchiesta che ruota attorno alla figura di Giorgio Ottavio Barbieri, imprenditore di 42 anni, ritenuto dagli inquirenti legato alla cosca di 'ndrangheta dei Muto di Cetraro e finito agli arresti domiciliari insieme ad altre sei persone, tra cui il dirigente generale dei Lavori pubblici della Regione, Luigi Zinno. La dirigente regionale alla Programmazione, Paola Rizzo, è stata sottoposta, invece, alla misura della sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, "Lande Desolate" ha evidenziato "il completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la Regione Calabria, alle esigenze del privato imprenditore attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori, ovvero l'attestazione nei documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all'imprenditore l'erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari altrimenti non spettanti".
A destare particolare clamore è stato, soprattutto, il coinvolgimento nell'indagine del presidente della Regione, Mario Oliverio, per il quale inizialmente la procura di Catanzaro aveva chiesto gli arresti domiciliari, non concessi dal gip, che ha invece disposto nei suoi confronti l'obbligo di dimora nel suo comune di residenza, San Giovanni in Fiore (Cosenza), per abuso d'ufficio. Secondo i pubblici ministeri, il governatore si sarebbe attivato per l'erogazione in favore dell'impresa Barbieri di finanziamenti pubblici non dovuti. Veemente è stata la reazione del presidente della Regione, che ha subito definito "infamanti" i rilievi a suo carico, iniziando anche lo sciopero della fame in segno di protesta. Oliverio ha sempre respinto ogni addebito, anche durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip lo scorso 20 dicembre, così come la sua difesa, sostenuta dall'avvocato Enzo Belvedere, ha ribadito la sua estraneità ai fatti contestati nell'udienza del riesame per la discussione della richiesta di revoca dell'obbligo di dimora. Ma, nelle ultime ore, all'accusa di abuso di ufficio la procura di Catanzaro, che nei giorni scorsi ha notificato a Oliverio un nuovo avviso di garanzia, ha aggiunto anche quella di corruzione. Secondo quest'altra ipotesi, Oliverio avrebbe concesso all'imprenditore Barbieri un finanziamento non dovuto nell'ambito dell'appalto della sciovia di Lorica in cambio del rallentamento, da parte dell'imprenditore, dei lavori di Piazza Bilotti a Cosenza, rallentamento che il presidente della Regione avrebbe preferito per un "tornaconto politico". Oggi un altro capitolo di "Lande Desolate", destinata a occupare ancora la scena giudiziaria ma anche politica della Calabria anche nelle prossime settimane: la decisione del tribunale del riesame di Catanzaro di confermare a carico di Oliverio l'obbligo di dimora nel suo comune di residenza con riferimento all'accusa di abuso d'ufficio.