Campo Testaccio, dal calcio alle baracche

All'interno dello storico impianto sportivo, da anni in stato di totale abbandono, è spuntata pure una favela. Il Campidoglio promette la bonifica ma aumentano degrado e accampamenti

“Vedere il campo ridotto così fa male al cuore”. Leonardo, “testaccino” doc, è incredulo e amareggiato. Ha appena scoperto che il rettangolo verde dove faceva volare il pallone da ragazzino si è trasformato nell’ennesima baraccopoli della Capitale.

Il degrado non ha risparmiato neppure Campo Testaccio, uno degli angoli più autentici di Roma. Costruito nel 1929 per ospitare le partite della neonata As Roma, l'impianto di via Zabaglia rimane in attività per undici stagioni. Poi nel 1940 il fischio finale: lo stadio viene abbattuto. Nel 2000 inizia una nuova era con il ripristino della struttura. Al taglio del nastro sono presenti l’allora sindaco, Francesco Rutelli, e il presidente della società giallorossa, che all’epoca era Franco Sensi. Il campo passa alle giovanili della Roma e all’Associazione Sportiva Testaccio fino al 2008, anno in cui l’area viene scelta per ospitare uno dei tanti garage sotterranei previsti dal programma urbano parcheggi del Comune di Roma. Avrebbero dovuto scavare, ricoprire e ricostruire il campo sopra al posteggio interrato. Ma il progetto si è arenato. “Lì sotto c’è un mondo, del resto non era difficile immaginarlo: siamo accanto al Monte dei Cocci”, spiega Giovanni Piccirillo, residente del quartiere. Le ruspe, manco a dirlo, si sono arrese davanti ai resti di una villa romana. E così ora nel cratere, tra anfore e ruderi, è rimasta l’erba alta a coprire ciò che resta degli ex spogliatoi, in parte murati, in parte occupati da nuovi inquilini.

Una decina di persone, forse di più, tutte provenienti dall’Est Europa. Sono entrati senza chiedere permesso e da circa due anni hanno sigillato i cancelli con catene e lucchetti. Per addentrarsi in questa giungla spuntata nel centro di Roma, a due passi dalla Piramide Cestia e dal Cimitero Acattolico, bisogna scavalcarli. “Faccio il muratore, sono in Italia dal 2001 e abito qui da sette mesi”, spiega un uomo di Leopoli. Non è l’unico ucraino. Ce ne sono tanti, forse ex soldati dell’esercito a giudicare dai tatuaggi impressi sul dorso. Ci mostra il container dove si è sistemato con letto, comodini e una cucina di fortuna. Qui la polizia si fa vedere di rado. “Sono venuti a fare un paio di sopralluoghi”, spiega. E neppure l’imminente bonifica promessa dal Comune di Roma sembra preoccuparlo.

“Tutto questo è assurdo” si lamenta Aldo, testaccino e romanista. “Tre anni fa chiedemmo all’assessore allo Sport di affidarci il campo per riqualificarlo a nostre spese e collocarci il Roma Club, ma ci venne negata questa possibilità. In compenso le istituzioni chiudono gli occhi di fronte a tutto questo, sono disgustato”, accusa. Per Claudio De Santis, presidente del Comitato di Quartiere "L'Ostiense", ci sarebbe anche un problema di sicurezza: “Nel fine settimana, complice l’afflusso di persone attirate dai locali della zona, sono frequenti i furti nelle auto così come le incursioni nella vicina biblioteca per rubare l’incasso delle macchinette automatiche”, denuncia. Ad essere infuriati sono anche i genitori dei bimbi che frequentano la vicina scuola materna ed elementare. “La situazione è tragica, siamo pieni di topi e abbiamo trovato due serpenti in giardino – racconta una mamma – per non parlare dei furti, della sporcizia, dei roghi e del conseguente rischio incendio”.

Tutti chiedono a gran voce la bonifica della zona. Una richiesta, questa, messa nero su bianco anche in una mozione votata un anno fa, finché lo scorso aprile a Palazzo Senatorio è stato intimato di procedere per “questioni di salute pubblica”. Si mormora che l'operazione potrebbe arrivare a costare fino a due milioni di euro. “Il Campidoglio per ora ne ha stanziati 50mila”, spiega Claudia Santoloce, consigliera municipale del Partito Democratico. “Dal I Municipio abbiamo messo in campo un piano di riqualificazione firmato da associazioni e realtà territoriali per fare in modo che dopo le operazioni di pulizia possa esserci una fruizione anche parziale dell’area ed evitare che degrado e abbandono tornino a prendere il sopravvento”, aggiunge. Il progetto è stato sottoposto all’assessore allo Sport di Roma Capitale, Daniele Frongia. Ma ancora non è chiaro quanto tempo dovrà passare prima che sul campo di via Zabaglia i ragazzi possano tornare ad inseguire il pallone.