Cara di Mineo, base logistica della "cellula" italiana

L'organizzazione criminale libica con base italiana oragnizza la fuga degli immigrati dai centri di prima accoglienza e la permanenza in Italia da clandestini

L’eritreo Asghedom Ghermay, figura centrale della "cellula" italiana dell’organizzazione libica dedita al traffico di essere umani, aveva la sua base logistica nel Cara di Mineo. Quarantenne, fotosegnalato e identificato ad Agrigento, nel giugno del 2013 era stato trasferito a Mineo dove aveva richiesto asilo politico e ottenuto il permesso di soggiorno che era scaduto nel maggio del 2019.

L'operazione "Glauco II" portata avanti dalla procura di Palermo ha dimostrato che il momento fondamentale del progetto criminoso del sodalizio indagato è certamente "l’aggancio" del cliente, tramite contatto telefonico o de visu, l’allontanamento dalla struttura di accoglienza in modo da sottrarre i clandestini dalle operazioni di identificazione e la successiva ospitalità, all’occorrenza, in abitazioni messe a disposizione dell’organizzazione. L’allontanamento dai centri rientra nei "servizi" forniti dalla cellula "italiana" che ha realizzato l’espatrio clandestino o anche su richiesta dei clandestini che sono già presenti all'interno del centro.

Nel corso delle attività investigative, la procura di Palermo ha portato alla luce i contatti e la collaborazione tra i soggetti che sono ospitati nel centro di accoglienza catanese. È anche grazie a questi gruppi di clandestini che viene organizzato l'allontanamento. I congiunti degli immigrati appena giunti in Italia prendono, quindi, accordi con i trafficanti che richiedono il numero di telefono dell’interessato al fine di organizzare la relativa sistemazione logistica o direttamente il viaggio. Il link con i disperati non arriva solo dai complici che operano in Libia, ma anche attraverso il "passaparola" nei centro di accoglienza. Gli affiliati alla cellula "italiana" vanno direttamente sui luoghi degli sbarchi in modo da procacciarsi ulteriori "clienti".

Il pacchetto di servizi offerto è subordinato, ovviamente, alla verifica che gli stessi migranti o i loro familiari abbiano disponibilità di denaro a sufficienza per pagare il prezzo del viaggio. L'organizzazione è, infatti, strutturata proprio per ottenere il massimo guadagno possibile da ciascun clandestino. Tanto che questi disperati vengono costretti a pagare somme di denaro suddivise nelle varie tappe.