Il cardinale africano sui migranti:"Interventi nei paesi d'origine"

Il cardinale ghanese Turkson ospite ad Albenga. Il porporato ha parlato della necessità d'intervenire nei paesi africani. Un secco "No" al mercato delle armi e un auspicio: non limitarsi all'accoglienza

Il cardinale Peter Turkson non è nuovo a dichiarazioni sul tema dell'immigrazione. Circa un anno fa, il ghanese aveva parlato della necessità di "chiudere il rubinetto". "A mio parere - aveva evidenziato il porporato africano attraverso un'intervista - possiamo cambiare le cose cercando di far rimanere i giovani dove sono".

La Chiesa africana è la più interessata dall'emigrazione di massa. Il fatto che molti giovani siano soliti abbandonare il loro paese d'origine non viene recepito con la stessa posività mostrata dagli episcopati europei. Si teme uno svuotamento in grado di privare l'Africa di qualunque futuro. Turkson, in questi giorni, è stato ospite ad Albenga, dove ha fatto da relatore per un incontro dedicato alla riforma promossa da Papa Francesco. L'arcivescovo africano è a capo del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, uno di quelli tenuti in maggiore considerazione dal pontefice argentino.

Turkson, in occasione della sua visita ad Albenga, è stato intervistato dal quotidiano diocesano. Il porporato ha sottolineato come, in materia di migranti, sia necessario riferirsi al Vangelo. Ma non solo. "Non limitiamoci solo all’accoglienza - ha detto - ma promuoviamo anche interventi nei paesi di origine". E ancora:"Guardiamo le cause, conflitti, guerre o disastri naturali che rendono l’ambiente meno ospitale e guardiamo il punto di arrivo. Dobbiamo avere il sentimento di buon samaritano per aiutare chi si trova in difficoltà. Solo così si capisce che "le leggi sono fatte per l’uomo e non l’uomo per le leggi"; infatti - ha chiosato l'arcivescovo - nell’episodio del Vangelo, tutti avevano ragione di passare oltre senza coinvolgersi (sacerdoti, leviti ) ma il samaritano ha visto innanzitutto la persona in difficoltà, di fronte alla fragilità ha pensato a salvare la vita della persona".

Vangelo sì, quindi, come vorrebbe il cardinal Ravasi quando cita il passo "Ero straniero e non mi avete accolto", ma anche azioni nei paesi di provenienza capaci di tamponare il fenomeno migratorio. "I paesi di emigrazione non essendo produttori di armi, usano armi importati da Russia, Cina, Occidente. Producendo le armi - ha chiosato il cardinale - causiamo le guerre e come effetto favoriamo l’immigrazione. Occorre cambiare la politica di commercio delle armi e spetta ai governi decidersi a farlo. Per altro, il ricavato che si fa vendendo le armi si usa oggi per “curare” il fenomeno dei migranti, quindi non c’è guadagno ma solo un trasferire soldi e basta".

Frenando il mercato delle armi, insomma, sarebbe possibile contribuire allo sviluppo di una "cultura della solidarietà". Se non si interviene in Africa, sembra dire Turkson, diviene difficile affrontare l'immigrazione testimoniando il Vangelo.

Commenti

venco

Dom, 24/06/2018 - 17:32

Giusto, se non hanno pane a sufficenza glielo mandiamo.