A Cardito, dove il piccolo Giuseppe è stato ucciso di botte

"Un ragazzo tranquillo", così era considerato Tony a Cardito. Nella notte è stato arrestato per l'omicidio del piccolo Giuseppe, ucciso a botte

“Sembrava un ragazzo tranquillo. Siamo sconvolti”. A Cardito rispondono quasi tutti così quando si chiede di Tony, il 24enne arrestato per l’omicidio del piccolo Giuseppe, il figlio della sua compagna. Da 6 mesi viveva in un appartamento con la donna, di cui – ci hanno raccontato – “si era follemente innamorato”. Lei, 6 anni in più, una relazione finita con 3 figli di 8, 6 e 4 anni, era di Massa Lubrense, comune della costiera sorrentina dove ha mantenuto la sua residenza e quella dei suoi bambini. Insieme, si erano sistemati in un condominio in via Marconi, dove ora c’è poca voglia di parlare.

“Non ero presente al momento del fatto. Mi dispiace, non ci siamo accorti di niente”, dice qualche vicino al citofono del civico 70. Serrate sono rimaste anche le finestre dell’abitazione della nonna di Tony, l’unica della famiglia rimasta a Cardito: alloggia al pianterreno di un palazzo situato in una strada parallela. Nascosto dietro qualche finestra, dalle fessure c’è chi fa uscire la sua voce per indicare dove rintracciarla. “È una persona molto anziana. Con lei dovrebbe vivere uno dei fratelli di Tony”, afferma qualche vicino uscito in strada. Fuori al bar che Tony frequentava, quello sotto casa, i racconti non sono proprio concordanti: “Veniva qualche volta a comprare i dolcetti ai bambini. Ma era un tipo tranquillo, i bambini stavano bene, qui fuori non li ho mai visti litigare”, racconta un cliente del bar. Conferma il titolare. Qualcun altro, invece, ne parla come un frequentatore abituale con il vizio di bere. Lavorava – ci riferiscono – ma quando capitava. Della sua compagna un giovane ci dice: “Mi capitava di vederla ai giardinetti con i bimbi, ma sembravano sereni.

I bambini da ottobre frequentavano la scuola nel comune limitrofo di Crispano. La mamma li aveva iscritti a Cardito, ma lavorava, e ciò le aveva creato qualche difficoltà che l’avevano portata a chiedere il trasferimento a Crispano. Giuseppe aveva compiuto sei anni a novembre scorso, frequentava la prima elementare. “La madre la vedevamo, a scuola veniva, ma era la zia che passava a prenderli all’uscita. Il bambino si comportava come tutti i bambini della sua età, sembrava tranquillo”, racconta la mamma di un compagno di classe di Giuseppe. La dirigente scolastica si rifiuta di riceverci. In uno dei suoi plessi c’è anche il fratellino piccolo di Tony, ha 9 anni. Oggi non era in classe. Con la mamma ed altri due dei suoi quattro fratelli vive all’ultimo piano di un palazzo fatiscente del centro. Un cancelletto rende inaccessibile l’ingresso agli estranei. Nelle scale è ancora appeso qualche festone del 18esimo della sorella. C’è un campanello, ma non suona. Per ottenere una risposta bisogna urlare il nome della vicina, Amalia. La donna si affaccia su un lungo e stretto corridoio, dove si aprono le porte delle abitazioni. Dice che la mamma di Tony non vuole parlare: “La signora non vuole uscire, è troppo forte il dolore per la perdita del piccolo”, afferma.

“I rapporti con il figlio non erano sereni”, rivela un’anziana. A Crispano la conoscono come la “sacrestana”, perché fa le pulizie nell’unica chiesa del Comune. “Il sacerdote la aiuta, le è molto vicino”, dicono le persone del posto. Quando Tony era già maggiorenne, le tolsero i figli minorenni per una sospensione della potestà genitoriale. Il caso fu preso in carico tra il 2011 e il 2013 dai servizi sociali di Cardito, dove all’epoca risiedeva con la famiglia. I problemi poi sarebbero rientrati. Lei è italiana, della zona. Del marito, originario del Marocco, da tempo non si hanno più notizie. “Risulta irreperibile da anni”, ci dicono nella sede dei servizi sociali, dove non sono mai arrivate segnalazioni che riguardassero il piccolo Giuseppe, ucciso ieri a botte, la sorella di 8 anni e il fratellino più piccolo. “Qui non è mai arrivata nessuna segnalazione sui bambini”, dichiara il responsabile, Mazzara. Anche la responsabile dei servizi sociali di Cardito afferma la stessa cosa. Il suo ufficio, dopo la tragedia di ieri, ha provveduto a collocare il fratello più piccolo di Giuseppe in una casa protetta. Si attendono ora indicazioni per adottare misure a favore della sorella di 8 anni, sotto osservazione da ieri all’ospedale Santobono di Napoli. Picchiata violentemente anche lei, non è in pericolo di vita. “È stato un fulmine a ciel sereno che ha colpito la nostra comunità – ha dichiarato il sindaco di Cardito, Giuseppe Cirillo. Questa tragedia ha travolto tutta la comunità. Molti cittadini hanno chiamato per dare una mano a questi bambini. Metteremo in atto tutti gli strumenti necessari per aiutarli, saremo per loro come una seconda famiglia”. Il primo cittadino ha annunciato che proclamerà il lutto cittadino nel giorno dei funerali del piccolo Giuseppe.

Commenti

istituto

Lun, 28/01/2019 - 22:04

Il ragazzo " tranquillo " era di mamma italiana e papà MAROCCHINO, è bene ricordarlo.

Divoll

Lun, 28/01/2019 - 22:20

Un gatto che nasca in un canile non diventa un cane. Sempre gatto rimane...

Rottweiler

Lun, 28/01/2019 - 23:29

Peccato non ci siano più i malviventi di una volta, quelli con un codice d'onore. I familiari di questo Tony Essobdi Badre, sarebbero stati ritrovati da qualche parte...

Silpar

Mar, 29/01/2019 - 00:48

tutti a frignare ma come non ce l'aspettavamo come e' possibile??mandate al loro paese gli exacomunitari, CACCIATELI DAL TERRITORIO. perche fra qualche tempo ci sara' un'altra tragedia e poi, tutti a chiagnere!!!! imbecilli!!!

routier

Mar, 29/01/2019 - 09:04

Le unioni "miste" molto facilmente finiscono male. Strano che con tanti esempi malfunzionanti, le donne italiane ci caschino con facilità.