Carlo Codevilla, la spia italiana che lavorava per conto di Stalin

Studente piemontese, si mise al servizio di Mosca. Morì in circostanze misteriose

Era un italiano Carlo Codevilla, un connazionale che finì al fianco di Stalin, punta di diamante dei servizi segreti sovietici e poi generale nell'Armata rossa, dove servì durante la II guerra mondiale.

Amico sia di Lenin che di Trotsky, il piemontese Codevilla fu stretto collaboratore di Antonio Gramsci durante il suo esilio a Vienna ed esponente dell'internazionale in Spagna, poco prima della guerra civile. Finì poi in Unione Sovietica nel 1921, cercando rifugio, in fuga da una condanna all'ergastolo per l'uccisione di due militanti fascisti tra Alessandria e il Pavese.

A raccontare la sua storia, su Sicurezza nazionale, è Roberto Lodigiani, che ricorda come lo studente italiano divenne 007 dei sovietici, formandosi a Leningrado e poi finendo all'estero: tra Germania, Francia e Austria, ma pure in Italia, impegnato in missioni per conto di Mosca.

Fu a Parigi che Codevilla mise a segno il suo colpo grosso, il rapimento del generale zarista Miller, che si era rifugiato qui dopo l'arrivo al potere dei bolscevichi. Una missione tanto importante da far sì che gli fosse conferita la più alta onorificenza sovietica del tempo, l'ordine di Lenin.

Il primo viaggio verso casa è nel 1925. Un ingresso clandestino, a quattro anni dalla sua fuga, che anticiperà la spedizione in Spagna e il tentativo di ricompattare le sinistre sotto il Comintern. Codevilla sarà richiamato quando ormai il Paese sta per diventare franchista e rischierà pure l'arresto a Salamanca.

Dopo la II guerra mondiale lo 007 era passato negli Stati Uniti, forse per continuare la sua attività di spione, coperta da una vita da onesto venditore, o forse perché ormai stufo della sua "seconda patria" sovietica. Qui sarà pugnalato allo schiena nel 1949. Un'aggressione che non lo uccise, ma peggiorò le sue condizioni fisiche già non ottime.

Carlo Codevilla morirà il 17 agosto 1950, dopo una lunga agonia. Tutti i suoi averi, venti milioni di lire dell'epoca, andarono all'orfanotrofio della sua città natia, Tortona.

Commenti
Ritratto di gian td5

gian td5

Dom, 07/08/2016 - 19:10

...vi siete dimenticati gli altri spioni, quelli che a vario titolo militavano nelle file del PCI, unica differenza è che questi ultimi l'oro di Mosca se lo sono spartito e speso, altro che lasciarlo agli orfani!