La Cassazione a Bossetti: "Prelievi e Dna utilizzabili". Agli atti relazione dei Ris

Depositate le motivazioni del "no" alla scarcerazione arrivato il 25 febbraio. I giudici: "Condotta criminale efferata". E il gup ammette anche gli esami contestati dalla difesa

In attesa del processo che prenderà il via il 3 luglio, Massimo Bossetti resta in carcere perché la Cassazione ha ritenuto valide le tracce biologiche trovate sul corpo di Yara Gambirasio e il test del Dna fatto sul muratore di Mapello.

È questa la motivazione depositata dai giudici che hanno rigettato la richiesta di scarcerazione lo scorso 25 febbraio. Per la Suprema corte, infatti, "Il prelievo di tracce biologiche sul cadavere di Yara Gambirasio e la successiva analisi del Dna, compiuta dal Ris, che consentiva l’identificazione di Massimo Bossetti, limitatamente alla fase cautelare sulla quale ci si deve pronunciare, sono utilizzabili nei suoi confronti".

Con una relazione di 23 pagine, delle quali dieci dedicate a respingere il ricorso della difesa di Bossetti e le altre a riassumere la vicenda, la Cassazione non esclude che i campioni di Dna prelevati dal cadavere della tredicenne di Brembate possano essere deteriorati, ma sostiene che si tratta di un "accertamento tecnico irripetibile" condotto in maniera legittima nel febbraio del 2011 quando si procedeva ancora contro ignoti e non quindi era possibile darne avviso ai legali di Bossetti che venne indagato ed entrò in questa vicenda giudiziaria solo nel 2014. Per quanto riguarda la permanenza in carcere di Bossetti, la Cassazione spiega che il riesame ha "adeguatamente" motivato l’opzione più rigida di custodia, scartando i domiciliari, data la gravità del delitto posto in essere con una "condotta criminale efferata espressiva di una possibile ricaduta nel crimine, sintomatica di una personalità altamente trasgressiva".

La relazione dei Ris è stata più volte contestata dai legali di Bossetti, che giudicano irripetibili gli esami sul Dna trovato sui vestiti di Yara. Ma ieri tutti gli atti d’indagine sul rapimento e l’omicidio della ragazzina sono stati ammessi dal gup di Bergamo Ciro Iacomino nel fascicolo del processo. Il gup ha deciso che una decisione definitiva in merito venga presa dalla Corte d’Assise.

Commenti

aaantonio5555

Mar, 05/05/2015 - 09:14

Sono esterrefatto fatto da queste conclusioni. Esiste in Italia il codice di procedura penale o esiste solo la Cassazione ??? Allora c'era un indagato quando hanno preso la traccia sulla ragazza ,come mai non è stato avvertito di questo esame irripetibile ???

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Mar, 05/05/2015 - 10:53

La Cassazione non aveva altra scelta. Chi la contesta dovrà attendere tempi migliori. Quelli in cui sarà dimostrato che due più due, talvolta, può fare cinque.