Castel Volturno in mano alle cosche nigeriane, tra degrado e criminalità

Nel suo ultimo libro-inchiesta "L’Italia non è più italiana" il giornalista Mario Giordano si ferma anche sul litorale domizio nel corso del suo viaggio in giro per la Penisola tra borghi e fabbriche, edifici storici e brand famosi della moda ormai in mano a proprietari stranieri

Il litorale domizio in provincia di Caserta un tempo lontano splendeva per bellezza e ricchezza. 40 chilometri di spiaggia, una delle coste più lunghe d’Italia, che negli anni ’60-’70 era metà di turisti provenienti anche dall’estero. Oggi questa terra vive nel completo abbandono, tra degrado e criminalità.

A Castel Volturno neppure la mafia è più autoctona. Le cosche nigeriane hanno sconfitto la camorra dei Casalesi e si sono impadronite di un intero territorio. “A casa nostra non siamo più padroni e nemmeno padrini. Le mafie straniere sono così forti da riuscire ad avere la meglio su quelle italiane. Sono stato a Castel Volturno, dove la mafia nigeriana ha creato il suo grande club malavitoso, cacciando la camorra dei Casalesi. Chiaramente non difendo la mafia, ma questo fenomeno è sintomo di come sta cambiando il nostro Paese”.

Il giornalista Mario Giordano è stato recentemente in quella lingua di spiaggia dove le case diroccate, i capannoni improvvisati e i rifiuti di ogni genere la fanno da padrone, deturpando un bene ambientale che andrebbe rivitalizzato e tutelato. Nel suo ultimo libro-inchiesta "L’Italia non è più italiana" Giordano si ferma anche a Castel Volturno nel corso del suo viaggio in giro per la Penisola tra borghi e fabbriche, edifici storici e brand famosi della moda ormai in mano a proprietari stranieri.

Eppure, sul litorale domizio il giornalista si sofferma in maniera particolare, anche perché lo strapotere della mafia nigeriana ha attirato l’attenzione del Governo. Arriveranno 200 militari, infatti, per contrastare le cosche africane, che, sotto gli occhi di tutti, gestiscono soldi, prostituzione, armi, droga e, secondo alcuni, anche il traffico di organi.

“Non so se siamo ancora in tempo – dice Giordano a Tgcom24 – ma dobbiamo iniziare a difendere l'Italia. Anche per un motivo di opportunità: conoscere la propria identità è il presupposto per confrontarsi con il diverso e dialogare. Un mondo di dazi e di muri non piace a nessuno, ma non ci possiamo nemmeno raccontare la favola bella del mercato aperto, troppo spesso utilizzata per fregare chi è più debole”