Catturato il boss Simioli, tra i 100 latitanti più pericolosi d'Italia

Si nascondeva in una villetta a Campagnano di Roma. I carabinieri lo hanno catturato in provincia di Viterbo, mentre era in auto

Una villa con tutti i comfort, circondata dal verde, immersa nella natura della provincia romana. Una vasca idromassaggio, il camino, bottiglie di vino e champagne a volontà. Una sorta di resort personale, altro che bunker. Una latitanza coi fiocchi, terminata la notte scorsa per colui che è considerato il reggente del clan camorristico dei Polverino, attivo a Marano, in provincia di Napoli. Il presunto boss è stato catturato dai carabinieri dopo ben sei anni di irreperibilità.

Giuseppe Simioli, 50enne, noto con l’appellativo di “petruocelo”, era destinatario di quattro ordini di cattura. Ricercato dal 2011, faceva parte dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia. Fino a quando non sono arrivati i militari dell’Arma a stanarlo. Lo hanno bloccato mentre era in auto, a Ronciglione, in provincia di Viterbo. Con le prime luci del giorno era salito in macchina e si era messo in viaggio. Si ipotizza che fosse diretto verso un nuovo rifugio. A bloccarlo sono stati i carabinieri del reparto operativo di Napoli, insieme ai “cacciatori di Calabria” e all’Arma territorialmente competente. Scoperto il covo, i “segugi” della Benemerita lo avevano circondato. Aspettando il momento propizio per intervenire, lo tenevano sotto osservazione a distanza, mentre conduceva la sua nuova vita in una villetta a Campagnano di Roma, lontano da Marano di Napoli, dove probabilmente si sentiva così al sicuro che non si faceva alcun problema a trascorrere buona parte del suo tempo all'aperto, in giardino.

Simioli, dopo una lunga detenzione per reati in materia di stupefacenti, dal 2008 era diventato - secondo gli inquirenti - il braccio destro di colui che è ritenuto a capo del clan, Giuseppe Polverino. Sul suo capo pesa una condanna in primo grado a 24 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Sulla base dell’attività investigativa eseguita, per conto dei Polverino curava il traffico di hashish sull’asse Spagna-Italia. Ne seguiva tutte le fasi: la raccolta dei soldi (le cosiddette puntate), la contrattazione dei prezzi, il pagamento, il ritiro dello stupefacente, il trasporto e la distribuzione in Italia. I carabinieri hanno accertato, in collaborazione con la Guardia Civil, che per seguire gli affari da vicino frequentemente si spostava in Spagna, dove da tempo aveva intrapreso una seconda relazione amorosa con una donna ispanico-brasiliana, con cui ha due figli. Intanto manteneva la moglie e un figlio a Marano di Napoli.

Commenti

ziobeppe1951

Mer, 26/07/2017 - 20:45

Strano, in bassa patania non hanno mai avuto camorristi

Silvio B Parodi

Gio, 27/07/2017 - 01:40

ma come mai era libero????

ceppo

Gio, 27/07/2017 - 09:19

ieri mi sono limitato a denigrare i mafiosi e qualcuno mi ha attaccato definendomi parte di "piccola gente" hahaha oggi probabilmente è in lutto per l'arresto di una brava persona... salutamm la "grande gente"

giovinap

Gio, 27/07/2017 - 09:54

sempre lontani dalle loro origini , perche , cosa ci troveranno che si trasferiscono in alta terronia , secondo me un ottimo brodo di cottura , ormai per loro(i camorristi) la vita si è fatta dura in bassa patania e allora si trasferiscono nei nuovi "mercati" cina , medellin , milano , bagdad , monterrey ,