Ceramica, l'eccellenza che il mondo ci invidia Cersaie grande vetrina

Italiani leader per creatività, qualità e innovazione. Lo dicono i distributori di questo materiale

Anche quest'anno Bologna torna per qualche giorno capitale mondiale della ceramica. Per la trentatreesima volta, al quartiere fieristico del capoluogo emiliano-romagnolo ha riaperto i battenti Cersaie (da ieri al 2 ottobre), il più importante appuntamento internazionale per la filiera di questo materiale utilizzato in ambito architettonico e dell'edilizia.

Un settore che rappresenta un'eccellenza del made in Italy riconosciuta in tutto il mondo. «Una leadership - rileva Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica - difesa dagli ingenti investimenti sostenuti dalle aziende. Indipendentemente dalle oscillazioni del mercato, il settore spende in media il 5-6% del fatturato in ricerca, sviluppo e ammodernamento degli impianti. Nel 2014 abbiamo registrato una crescita degli investimenti pari al 26%, fino a toccare quasi quota 300 milioni di euro».

Sforzi compiuti sia dai produttori di beni finali sia dai fornitori di macchinari e materie prime. Un gioco di squadra che consente alla ceramica italiana e ai macchinari per la sua lavorazione di essere sempre al top della qualità e dell'innovazione. «E questo - aggiunge Borelli - ci è riconosciuto dal mondo della distribuzione internazionale, che riserva sempre uno spazio all'offerta made in Italy per soddisfare la clientela più esigente o le richieste di prodotti per applicazioni più all'avanguardia». Questo stato di cose si riflette nella percentuale di produzione venduta sui mercati internazionali, che raggiunge il livello stratosferico dell'82 per cento.

«Siamo molto soddisfatti della vivacità della domanda estera - spiega il presidente di Confindustria Ceramica - legata alla ripresa economica cui si sta assistendo, a esempio, in Paesi come la Germania e gli Stati Uniti. In Italia si sta verificando più lentamente, a causa soprattutto della crisi che ha colpito il settore dell'edilizia, cui il nostro comparto è molto legato e che da sempre rappresenta un motore fondamentale per l'economia».

Un altro effetto dell'eccellenza italiana nel business della ceramica è l'acquisto o l'apertura di società all'estero da parte di alcuni nostri produttori. «Si tratta - chiarisce Borelli - di operazioni con le quali le aziende intendono ampliare la propria presenza sui mercati di sbocco. Allo stesso tempo sanno che devono continuare a operare e a svilupparsi nel distretto della ceramica italiano, dove produttori, fornitori di materie prime, sviluppatori di macchinari, distributori e operatori logistici specializzati collaborano al mantenimento dell'eccellenza italiana».

Alla difesa della quale, però, oggi sono chiamati anche i politici. «Abbiamo - nota il presidente di Confindustria Ceramica - bollette energetiche carissime, a causa dell'elevato peso di tasse e oneri impropri. Se non fosse poi cancellata, nel nuovo decreto fiscale, l'Imu sui macchinari imbullonati a terra, si rischierebbe inoltre un altro colpo ai nostri fattori di produzione. Vedremmo, invece, con molto favore l'eliminazione della tassa sulla prima casa e altri provvedimenti a favore del rilancio dell'edilizia».

Un altro ambito in cui le aziende della ceramica italiane chiederanno un intervento da parte dei politici - in sede europea e non solo - è quello del fair trade . «Presto - conclude Borelli - scadranno i dazi antidumping nei confronti della Cina. Se non saranno rinnovati e se il Wto ammetterà questo Paese tra le economie di mercato, senza aver verificato a fondo il possesso dei cinque requisiti necessari, tra un paio d'anni rischiamo di essere invasi da prodotti a basso costo». E privi di quegli standard qualitativi orgoglio della produzione tricolore.