Chi vive in superficie e chi in profondità

Viviamo intensamente solo quando ci mettiamo in gioco o ci innamoriamo

In tutti noi c'è una superficie e una profondità. La superficie è piatta, uguale, al massimo fatta di increspature; la profondità è un abisso dove ci sono i fondamenti del nostro essere, le domande e le risposte che contano. Noi viviamo abitualmente in superficie, nella vita quotidiana in cui affrontiamo i piccoli problemi di ogni giorno: andar d'accordo con nostro marito, con i nostri figli, curare la nostra salute, il nostro aspetto fisico, la dieta. Facciamo ginnastica, nuoto, poi abbiamo a disposizione tanti negozi, vie piene di negozi, e tanti centri commerciali. Alla televisione troviamo la pubblicità, dibattiti di approfondimento, spettacoli d'intrattenimento, fiction, film comici o terrifici. Infine abbiamo internet e facebook in cui ci raccontiamo ogni cosa. Un mondo sereno, chi vorrebbe di più?

Eppure è un mondo in cui spesso resti in superficie, a livello della banalità, del si dice, della chiacchiera, del distrarsi, del ripetuto, dove non ci sono forti emozioni ma, al massimo, sorpresa o curiosità. Puoi restare dieci giorni davanti al televisore, puoi perfino andare in vacanza, in crociera, fare affari restando in superficie. Quando i giovani (e non solo loro) dicono che vogliono provare delle esperienze straordinarie con la droga, l'alcol, lo sballo, il sesso sfrenato o nelle prove no limits, cercano qualcosa che sta al di là. Poi non trovano niente, perché la loro è solo una fiammata e non ne ricavano un sapere. Ma anche noi ci sentiamo incompleti e siamo attratti dalla profondità. Il normale fluire quotidiano non è un vero vivere. Noi sentiamo di vivere intensamente solo nei momenti in cui, sotto la spinta di accadimenti esterni o per una nostra maturazione interna, cambiamo, usciamo dal quotidiano, facciamo cose nuove, diverse, sconosciute, rischiose, che ci affascinano e ci spaventano. Noi viviamo intensamente solo quando ci mettiamo in gioco, quando accettiamo la sfida e ci impegniamo per un compito più nobile, superiore. Allora ci portiamo al livello dei grandi letterati, dei grandi filosofi e usiamo le loro parole, che prima non capivamo. Come quando ci innamoriamo e ci esprimiamo con il linguaggio della mistica e della poesia.

Commenti

asalvadore@gmail.com

Dom, 19/11/2017 - 20:30

Il segreto sta nel conoscersi e nell'accettarsi come siamo con tutte le buone qualitá e tutti i difetti che in forma diretta e ndiretta ereditiamo dalla famiglia e dalle prime esperienze sociali. Per me la rivelazione e la capacitá di convivere coi miei difetti vennero dalla lettura delle opere di Vietsche che non per nulla si autodefiniva come un psicologo.

gf43

Lun, 20/11/2017 - 09:55

asalvadore Vietsche? Nietzsche, I suppose.

pasquinelli

Lun, 20/11/2017 - 11:58

"Come quando ci innamoriamo e ci esprimiamo con il linguaggio della mistica e della poesia"....Ho sempre vissuto nell'ambiente cd. "di livello": buona borghesia, intelletuali, liceo classico, università. Beh, non ho mai sentito NESSUNO, innamorato o meno che fosse, "esprimersi con il linguaggio della mistica e della poesia". Una volta, da giovane, ci provai io e credo che la ragazza -quando ci ripensa- stia ridendo ancora adesso! Per quanto riguarda poi l' "uscire dal tranquillo tran-tran quotidiano per "vivere intensamente...sotto la spinta di accadimenti esterni" che ci facciano "uscire dal quotidiano e fare cose nuove, diverse, sconosciute, rischiose, che ci affascinano e ci spaventano" chieda a tutti quelli (e sonon TANTI, TROPPI negli ultimi 10-15 anni) che hanno dovuto chiudere per sempre la loro attività o che hanno ricevuto una lettera di licenziamento. Alberoni, ma Lei dove vive? Nel mondo di Indiana Jones?