Il chirurgo vince il dolore

Con un intervento mini-invasivo ridona la staticità al tratto cervicale della spina dorsale

I dolori cervicali per molte persone rappresentano un problema ricorrente e si ripresentano ciclicamente anche per mesi, se non per anni. Possono essere accompagnati da mal di testa, senso di nausea, vertigini, capogiri, disturbi della vista e dell'udito. Quando i dolori si estendono ad altre parti del corpo, possono interessare anche la nuca le braccia e a volte le mani. Questi dolori possono interessare le strutture ossee, nervose, muscolari, vascolari o i legamenti del tratto cervicale della colonna vertebrale. É uno dei punti più delicati e vulnerabili del corpo umano. Composto da 7 vertebre offre sostegno al capo e permette di compiere movimenti rotatori, flessori ed estensori della testa. La lesione del midollo spinale contenuto nelle vertebre cervicali porta alla paralisi degli arti inferiori e superiori (tetraplegia) o alla morte.

Cause di dolore cervicale possono essere traumi pregressi (colpi di frusta), osteoartrite delle vertebre cervicali (spondilosi), degenerazione di uno o più dischi intervertebrali, stress, colpi di freddo (torcicollo), posizioni errate , sovraccarichi eccessivi e ripetuti sui muscoli del collo, mancanza o eccesso di attività fisica, cattivo riposo.

Parliamo di queste patologie con il neurochirurgo spinale Enrico Aimar. Nato a Cuneo, laureato a Pavia, si è specializzato all'università di Brescia nel 2004. Per sei anni è stato alla neurochirurgia dell'Humanitas e dal 2011 è all'istituto ortopedico Galeazzi di Milano. Ha partecipato a 4mila interventi di chirurgia della colonna vertebrale, di cui 2300 da primo operatore (www.enricoaimar.it).

«A causa di traumi o per la degenerazione legata al fisiologico invecchiamento – precisa il dottor Aimar - i meccanismi che regolano l'equilibrio cervicale possono subire dei danni: articolazioni e legamenti perdono la perfezione della loro interazione funzionale e si viene a creare una situazione di precaria stabilità tra le vertebre. I pazienti riferiscono dolore cervicale che si irradia dalla regione nucale al capo, dolore nella flesso estensione e rotazione della testa, formicolio o vero e proprio dolore irradiati alle braccia, debolezza nei movimenti delle mani, nausea, cefalea». Tali sintomi generalmente migliorano con il riposo e si accentuano durante la prolungata stazione eretta ed il carico lavorativo. «In certi casi subentrano anche sensazioni di gambe pesanti e impaccio nella camminata. Si arriva alla diagnosi con risonanza magnetica (RMN) della colonna cervicale e radiografia eseguita in proiezioni dinamiche perchè fotografano il complesso cranio-cervicale nei movimenti di massima flessione ed estensione, cioè quando il collo lavora. Alla diagnosi segue la terapia. Uso di collare e farmaci rappresentano la prima scelta: in caso di miglioramento seguirà poi una fisioterapia mirata a rinforzare i muscoli che stanno intorno alla colonna cervicale». In tal modo si fornisce al complesso osteolegamentoso un valido aiuto. «Se i dolori persistono oltre i 3 mesi è indicata la chirurgia: accessi mini-invasivi ed uso di microscopio operatorio, neuronavigazione spinale intraoperatoria e microstrumentazione dedicata permettono interventi rapidi, degenze ospedaliere ridotte (una notte di ospedale) e convalescenze non dolorose (un mese di astensione dal lavoro con un collare). Quando vi è un danno del midollo occorre un tempestivo intervento per arrestare il peggioramento clinico e ottenere il recupero ottimale». Il fattore età nell'artrosi cervicale non è determinante. A torto si tende ad includere la spondilosi cervicale tra i malanni dell'età, più corretto sarebbe considerarla una conseguenza di un errato stile di vita.