Il controllo del clan sui reperti archeologici

La cosca Arena aveva un diritto di prelazione sui reperti archeologici di cui, con l'aiuto di esperti e consulenti, cercavano di aumentare il valore sul mercato

"C'è uno spaccato che può sembrare residuale, ma non lo è. Riguarda il traffico di reperti archeologici che non deve essere sottovalutato".

Lo ha detto il neo capo della Squadra mobile di Crotone, Nicola De Lario, in conferenza stampa dopo l'operazione di oggi della Dda che ha portato a 68 arresti. "Questo tipo di attività - continua - testimonia la voracità delle organizzazioni criminali che si esplica anche su questo tipo di settore. Quello che è emerso è un interesse della cosca Arena, che trova da una parte la volontà di appropriarsi di quanto rinvenuto. Mediante questo traffico, poi, si tentava di recuperare delle plusvalenze sul mercato nero".

Gli Arena avevano un diritto di prelazione sui reperti archeologici. Questo avveniva anche per altro. Era un traffico abbastanza articolato. Si avvalevano anche di consulenti, persone esperte ed affermate, che facevano sì che si potesse elevare il valore del reperto in questione. L'eventuale plusvalenza poteva essere maggiore", ha aggiunto.