In coma dopo il parto per colpa dell’anestesista

Il volume degli strumenti la disturbava e così nessuno si è accorto che la donna era in debito d'ossigeno

In coma colpa di un’anestesista. Caterina Viscomi, da quasi due anni, vive in un letto d’ospedale perché soffre di insufficienza respiratoria da quando ha partorito suo figlio. La causa del suo coma è da addebitare all’anestesista Loredana Mazzei che non sopportava il suono degli strumenti che indicavano la riduzione della saturazione dell’ossigeno nei pazienti. La tragica vicenda è avvenuta all’ l’ospedale Pugliese di Catanzaro, ma ora Caterina Viscomi, si trova in stato vegetativo all’ospedale Sant’Anna di Crotone.

È il Corriere della Sera a raccontare la vicenda che risale al 6 maggio 2014, giorno in cui Caterina ha partorito suo figlio, e durante il quale il volume degli strumenti era stato impostato su “manuale”, anziché “meccanico” per volontà dell’anestesista Mazzei che ora è deceduta. Il gip di Catanzaro, nel frattempo, ha inviato gli atti a un nuovo pubblico ministero che dovrà far luce sull’accaduto andando ad indagare sul passato del medico. La dottoressa Mazzei, infatti, da anni soffriva di comportamenti ispirati al “misticismo esasperato”, come aveva riscontrato ancheil primario dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, Fabrizio Gennari che nel 2012 aveva scritto una email al dottor Mario Verre, primario del reparto di anestesia e rianimazione “affinché alla dottoressa Mazzei non venga più assegnata la conduzione di nessuna delle sedute operatorie afferenti al Centro di chirurgie pediatriche”. Dopo quel richiamo la Mazzei subì un provvedimento disciplinare che si concluse con una archiviazione, ma con l’obbligo di andare in sala operatoria con un “tutor”, come “supporto psicologico”,

La rianimatrice Annamaria Grandi, il 30 giugno 2014 racconta che “la Mazzei è emotivamente instabile. Un giorno eravamo entrambe di turno in chirurgia pediatrica e lei, dopo aver preso in braccio un bambino per portarlo in sala operatoria, si inginocchiò davanti ai genitori dicendo: ‘Siamo tutti nelle braccia degli angeli’”. Antonio Raffaele Billa, medico di ostetricia e ginecologia, ha raccontato che “la dottoressa mentre si trovava in servizio nel reparto di chirurgia pediatrica, prima di un intervento, ha poggiato una immaginetta della Madonna sul petto di un bambino e ha invitato la madre a pregare prima dell’intervento, dicendo che se fosse andato male, la Madonna avrebbe portato il figlio in cielo così diventava un angelo”.