Como, bimbo vessato e insultato per anni, ora affidato a una comunità

Il piccolo aveva raggiunto la madre in Italia per volontà di quest’ultima, ma da quel momento è iniziato il suo calvario

Como, anni di maltrattamenti e di vessazioni ai danni di un bambino straniero, giunto nel nostro Paese all’età di 7 anni per volere della madre, che comunque nel frattempo si era rifatta una nuova vita.

Per lei un nuovo marito ed un altro figlio, avuto da lui, più piccolo: in una condizione del genere è stato molto difficile per il suo primo bambino adattarsi ed inserirsi nel nuovo nucleo familiare. A maggior ragione se, oltre tutte le difficoltà del caso, si aggiungono anche vere e proprie torture mentali e fisiche operate proprio dalla madre e dal compagno, che per due anni gli hanno reso la vita impossibile. Per fortuna al momento il piccolo è stato sottratto a quell’inferno ed affidato alle cure di una comunità.

Numerose le segnalazioni di violenze ai danni di quel bambino ricevute dalla Polizia, che ha avviato subito indagini mirate per verificare la veridicità di quelle voci; i risultati non si sono fatti attendere e ne è nata un’indagine penale. Dalle testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine emergono agghiaccianti racconti di frustate inflitte con la cinghia e percosse, oltre che vere e proprie umiliazioni a cui il piccolo veniva sottoposto. Ad esempio l’obbligo di inginocchiarsi su semi di grano come punizione o quello di abbassarsi i pantaloni, di fronte anche ad altre persone, per prepararsi a ricevere in modo sottomesso delle pene corporali.

Gli insulti e le vessazioni ai suoi danni avevano ormai cadenza quotidiana: il padre adottivo lo apostrofava come “somaro”, pur avendo invece il piccolo un ottimo rendimento scolastico. E quando le parole non bastavano più a terrorizzarlo, ecco arrivare anche la minaccia di venire allontanato da casa e spedito all’estero; per essere ancora più credibili i genitori lo avevano addirittura chiuso all’interno di una valigia.

Come anticipato in precedenza ora il bambino vive in una comunità, dove può incontrare raramente la madre e solo in presenza di un educatore. Per i genitori sono stati chiesti 4 anni di reclusione da parte del Sostituto Procuratore di Como Massimo Astori, anche se entrambi proclamano la loro innocenza, sostenendo che il piccolo ha inventato ogni cosa. Tra le testimonianze che li inchiodano alle loro responsabilità, tuttavia, c’è anche quella di una collaboratrice domestica che avrebbe assistito in prima persona a quei maltrattamenti.