Le confessioni di una prostituta: "Così ho cominciato a vendere il mio corpo"

Elisabetta, Betty per gli amici, racconta la sua vita da "lucciola". Adesso è nonna, ed è tempo di bilanci. "Sono riuscita a sistemare i miei figli, per non parlare dei tre nipotini a cui non faccio mancare niente"

Fa il mestiere più antico del mondo. Elisabetta, Betty per gli amici, racconta la sua vita da "lucciola" a Libero. Adesso è nonna, ed è tempo di bilanci. "Sono riuscita a sistemare i miei figli, per non parlare dei tre nipotini a cui non faccio mancare niente", afferma. E ora la mente va ai ricordi, a quella "carriera" che ancora continua tra le luci e le ombre di Milano. "Rimpiango i tempi dei 25 clienti al giorno a 80mila lire a prestazione. Con gente che scuciva anche mezzo milione del vecchio conio per un paio d’ore in hotel". Poi Betty parla della "concorrenza": "L'arrivo delle sudamericane negli anni Ottanta e poi le nigeriane. Le albanesi, le romene, tutte ragazze che provenivano da Paesi poveri dove già si prostituivano. Il racket?! È finito negli anni ’90 con gli albanesi. Ora le tipe dell’Est si mettono d’accordo con il protettore: metà per uno senza problemi. Le ultime arrivate, le cinesi, hanno rovinato la piazza con i loro prezzi stracciati".

Elisabetta ha iniziato per gioco. "Con quel fisico che ti ritrovi, faresti i sodi a palate se facessi la battona", le diceva un amico. "Vuoi farlo con me?" chiesi un giorno all'amico Riccardo, "e gli sparai un milione di lire in cambio del mio corpo, convinta che avrebbe risposto no. Invece me li diede senza battere ciglio, e lo facemmo in un alberguccio a due stelle in piazza Aspromonte, durante la pausa pranzo. Allora mi sono detta: vuoi vedere che ci sono in giro uomini stupidi come Riccardo. E ne trovai parecchi. Ma di contro persi mio marito: mi lasciò con 2 figli piccoli da tirar su. Loro non hanno mai saputo del mio mestiere". Infine un ricordo "vintage": "Quando non lavoravo, mi muovevo in città con una Due Cavalli; quando battevo spesso venivo abbordata da uomini alla guida della Renault 4, rossa o beige, o in sella al Vespone. Tutti allora avevano una Vespa. C’era persino chi si vantava di essere stato in Africa a rincorrere leoni. Alcuni clienti mi sono rimasti affezionati. Mi chiamano e vengono da me per un paio d’ore. Parliamo, beviamo il caffè e facciamo l’amore. Li ho conosciuti quando avevano 20 anni, con i capelli a spazzola e in sella a una Bianchi. Ora hanno moglie e figli, sono nonni, ma vengono lo stesso da me per raccontarmi, come allora, dei problemi familiari e della moglie che ha sempre male dappertutto...".