Coniugi uccisi in Sicilia per sei italiani su dieci «è stata colpa dello Stato»

Il sondaggio Ixè per «Agorà»: la responsabilità è delle politiche del governo sui migranti. Ora l'ivoriano Kamara è accusato anche di violenza sessuale

È il 18enne ivoriano Mamadou Kamara l'autore dell'omicidio di Vincenzo Solano, 68 anni, e di sua moglie Mercedes Ibanes, 70 anni, barbaramente trucidati nella notte tra sabato e domenica, nella loro villetta di Palagonia, nel Catanese. La Procura di Caltagirone e gli investigatori della polizia non hanno alcun dubbio sulla responsabilità del giovane, accusato di duplice omicidio, rapina aggravata e adesso anche violenza sessuale nei confronti della donna, e indagano per cercare eventuali complici. La maggior parte degli italiani però un complice lo ha già individuato, ed è lo Stato.

È quanto emerge da un sondaggio realizzato da lxè per Agorà-Rai3. È solo il 24% delle persone intervistate a pensare che la responsabilità del crimine sia esclusivamente di chi lo ha commesso. Per il 56% degli italiani, infatti, la responsabilità «è anche dello Stato». A questa percentuale si aggiunge un 5% di persone che ritengono che la colpa sia «esclusivamente dello Stato». Infine un altro 15%, alla domanda su di chi sia la responsabilità del crimine, ha risposto «non saprei».

L'esito del sondaggio sostanzialmente conferma il pensiero di Rosita, figlia delle vittime, che ha addossato allo Stato una buona parte di responsabilità per l'atrocità accaduta ai suoi genitori in quanto si ostina a procrastinare una politica dell'accoglienza a tutti i costi. Parole dure quelle di Rosita, che nei giorni scorsi hanno innescato un acceso dibattito politico tra chi concorda con lei, persino rincarando la dose, come il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha parlato di esclusive responsabilità dello Stato, e chi invece ha chiesto più moderazione.

A Palagonia, intanto, proseguono le indagini per individuare i possibili complici di Kamara. Non si esclude che a fare da basisti a questo «colpo» siano stati degli italiani. A collocare Kamara sul luogo del delitto sono una collana e un anello che gli appartengono senza ombra di dubbio. Sono gli stessi che indossa in alcune fotografie ritrovate sul suo cellulare. A inchiodare Kamara, che aveva pure con sé due biglietti aerei intestati alle vittime, ci sono anche le immagini di telecamere di video sorveglianza che lo riprendono mentre passa dinanzi alla villetta alle 2.13, per percorrere, tre minuti dopo, una stradina laterale che conduce alla villa dei Solano. Lo ritroviamo in strada solo 3 ore dopo, per l'esattezza alle 5.14. Alle 5.22 è ripreso con un sacco appeso alla bici, e un altro sarà ritrovato nella villa. Kamara alle 6.20 fa rientro al Cara di Mineo, da dove era uscito in bici alle 23.58.

È in quelle tre ore in cui sarebbe rimasto all'interno della casa, che si è scatenato l'inferno. Secondo gli investigatori Kamara si è scagliato con violenza inaudita contro Vincenzo e Mercedes colpendoli con un «estrattore» utilizzato in genere dai meccanici, una tronchesina e uno sgabello. Mercedes è stata violentata. «L'accertamento autoptico - ha detto il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera - ha riscontrato con certezza che l'ivoriano l'ha abusata». Poi, ancora in fin di vita, la donna è stata buttata giù dal balcone. Il 18enne si è, quindi, cambiato d'abiti, ripiegando i suoi, sporchi di sangue, in un borsone, indossando quelli di Vincenzo. «La scena del crimine è raccapricciante. Nella casa c'erano macchie di sangue dappertutto - ha detto il procuratore - Questo testimonia l'indole criminale del ragazzo che ha solo 18 anni. Ci sono elementi talmente gravi che in breve tempo, ritengo, porteranno a una sentenza di condanna».

Commenti
Ritratto di stock47

stock47

Sab, 05/09/2015 - 17:02

Quando uno Stato immette in una nazione gente di cui non si può avere nessuna fiducia sui loro livelli di civiltà, sulle malattie che portano e sulle azioni criminali che commettono, la colpa E' INDUBBIAMENTE DELLO STATO E DEL GOVERNO. Andrebbero condannati per questo, senza nessuan pietà.