Dentro il contrabbando: "Ecco quanto ci costa all'anno"

Uno studio dell'Università di Trento e della British American Tobacco rivela rotte, strategie e obiettivi del contrabbando di sigarette. A Napoli un pacchetto su tre è illegale

Il contrabbando costa, alle casse dello Stato, oltre 800 milioni all’anno. È questo il risultato dell’indagine sul fenomeno compiuta da Intellegit, startup dell’Università di Trento con la collaborazione di British American Tobacco. Per la precisione, sono 822 i milioni che mancano all’Erario. Ciò è dovuto al fatto che, stando allo studio, per ogni cento sigarette accese in Italia, sei sono di contrabbando. Che così si conferma fenomeno multiforme che interessa tutta la nazione, seppur tra strategie di vendita diverse e che accomuna le differenti aree metropolitane del nostro Paese, dal Sud fino al Nord.

Le rotte del contrabbando

Stando a quanto emerge dall’inchiesta, i trafficanti di bionde riversano sul mercato nazionale la produzione estera di pacchetti destinati, a loro volta, ai mercati stranieri, spesso fuori dall'Unione Europea. Si tratta delle cosiddette “illicit white”, sigarette che bypassano ogni tipo di balzello e ricarico fiscale. Le rotte privilegiate rimangono quelle marittime ma si assiste a un aumento considerevole dei collegamenti via terra. Molto battute dai contrabbandieri sono le vie e i varchi di frontiera, attraverso cui tante sarebbero le sigarette “importate” illegalmente in Italia specialmente ai confini con la Slovenia e al Brennero. I trafficanti hanno sviluppato astuzie operative che vanno oltre al nascondere la “merce”. I carichi non sarebbero mai superiori alle cinque tonnellate. Questo per due motivi, entrambi elementari. Il primo, operativo: non dare nell’occhio. Il secondo, economico, sta nel ripararsi dalle conseguenze che un eventuale maxisequestro potrebbe comportare alle finanze delle organizzazioni che stanno dietro al ritrovato business delle “bionde”.

Resta comunque di fondamentale importanza la rotta mediterranea che si snoda dai porti dell’Africa del Nord e dalla Grecia. I carichi che partono da qui seguono, spesso e volentieri, le stesse identiche vie marittime già utilizzate per la tratta di esseri umani e della droga. I due grandi poli geografici che riforniscono l’Italia (al sesto posto in Europa per il consumo di sigarette di contrabbando) risiedono in Africa e nell’Europa dell’Est.

A Napoli un pacchetto su tre è di contrabbando, consumi in crescita al Nord

Non è un mistero per nessuno che il contrabbando prospera dove è più sentita la necessità del risparmio da parte dei fumatori. Rispetto ai pacchetti “legali”, che risentono dei continui aumenti e della tassazione, le “bionde” propongono costi ridotti per quello che (solo all’apparenza) è lo stesso identico prodotto. Dove la crisi, poi, morde con più forza, rivolgersi al contrabbando diventa una soluzione praticata da moltissimi consumatori. Il primato italiano spetta a Napoli e alla Campania: secondo lo studio di Intellegit e Bat, nel capoluogo partenopeo, ogni tre pacchetti acquistati, uno è di contrabbando. A ruota segue Palermo (il 12% del venduto è di contrabbando), poi c’è Giugliano (in provincia di Napoli) e Salerno, ancora in Campania. Quindi arriva Trieste (4%) e sono in forte crescita i dati che riguardano Milano e Torino (entrambe al 2%). Secondo l’indagine, i dati sono modellati così anche a causa di un altro aspetto: al sud le organizzazioni che smerciano sigarette di contrabbando presentano profili operativi di gran lunga più efficienti che al Nord.

Allargando la prospettiva al dato nazionale emerge che in Italia il 5,8% dei tabacchi consumati ogni anno provenga dalla rete del contrabbando. Per un danno erariale importantissimo che lo studio stima in una cifra che si assesta a 822 milioni di euro.

Dove e come trovare le “bionde”

Sono state quattro le città che lo studio Intellegit e Bat ha preso in esame per studiare le dinamiche operative con le quali avviene la vendita al minuto delle sigarette fuori monopolio. A Napoli, Bari, Palermo e Milano, le strategie di vendita a prima vista sembrano essere completamente differenti tra di loro, ma in realtà nascondono insospettabili punti in comune.

In Campania, secondo i dati scaturiti dall’inchiesta, il contrabbando ha ripreso in pieno le sue vecchie “tradizioni”. La vendita, infatti, verrebbe effettuata soprattutto sulle bancarelle improvvisate nei diversi quartieri di Napoli e dei centri limitrofi. Proprio come faceva Sofia Loren nel film del 1963 Ieri, Oggi e Domani. Senza alcun romanticismo, però, perché si suppone che le bancarelle vengano tutelate dai clan. I prezzi delle sigarette sono abbordabilissimi: si va dai due fino a 4 euro a pacchetto, a seconda del marchio. Il più richiesto, a Napoli come in Italia, è Marlboro.

A Bari, invece, la vendita di contrabbando avverrebbe in circoli privati e nelle abitazioni delle persone che dello smercio illegale di sigarette fanno il loro lavoro. Questi “tabaccai” abusivi risiederebbero per lo più al centro città. In Sicilia, a Palermo, il mezzo privilegiato che hanno i contrabbandieri per piazzare ai clienti le loro sigarette sarebbe quello di piazzare bancarelle negli storici mercati rionali, come alla Vucciria, a Ballarò e a Lattarini. Buona parte del lavoro, poi, lo svolgerebbero gli ambulanti.

A Milano, invece, sono proprio gli ambulanti a recitare una parte importantissima nello smercio di "bionde". La zona dove sarebbe più facile incontrarli è quella dei Navigli, a Carobbio e Indipendenza. A differenza di quanto accade al Sud, però, questi non sono italiani ma sarebbero (quasi) tutti stranieri. Diverse, e a prima vista addirittura illogiche le loro strategie di mercato: molte volte, infatti, offrono sigarette a prezzo superiore di quello praticato correntemente nel mercato. Di illogico, però, c'è ben poco. Questo accade perché, come avveniva fino a qualche anno fa anche in altre zone d’Italia, loro offrono tabacco nelle strade della movida consentendo ai “clienti” di acquistare pacchetti senza darsi la pena di cercare un tabaccaio aperto.

Commenti

libertyfighter2

Mar, 16/05/2017 - 14:21

La domanda è quanto ci costa la tangente di Stato su ogni pacchetto. Non "quanto si risparmia" con le sigarette di contrabbando. 1) Chi ti ha dato il permesso di chiedere tangenti del 90% sulle sigarette? 2) Chi ti ha dato il permesso di regolamentare e monopolizzare la vendita di sigarette? Queste sono le domande. Non "quanto ci costa". che non ci costa un cavolo. Forza Napoli. 1 su 3 è poco. Arrivate a 7 su 8

Ritratto di bandog

bandog

Mar, 16/05/2017 - 16:14

Se lo stato fosse meno strozzino ed abbattasse la tangente di solo il 20% non ci sarebbe contrabbando ma si sa, Lo sceriffo di sherwood è moltooooo cravattaro!!!

Ritratto di orione1950

orione1950

Mar, 16/05/2017 - 17:09

La situazione é bizzarra. Che differenza c'é tra uno stato ladro e la delinquenza comune? Una sola. I due offrono lo stesso prodotto, figlio di un atto delinquenzale in entrambi i casi, ma il delinquente l'offre a minor prezzo. Perché lo stato non si domanda quanto perde di mancate tasse non versate da dentisti, avvocati, medici specialisti ed altri professionisti che non rilasciano fattura? Forse questi sono più protetti dalle lobbies e dagli stessi parlamentari che, prima, facevano lo stesso mestiere?

libertyfighter2

Mar, 16/05/2017 - 17:51

orione1950. Se lo domanda e li tartassa. Infatti stanno chiudendo un sacco di professionisti. L'unica differenza con le sigarette è che la domanda è meno elastica e può fare di più il prepotente. Anche se poi esiste per fortuna il contrabbando

libertyfighter2

Mar, 16/05/2017 - 17:55

orione1950. C'è pure un'altra differenza. La delinquenza comune non pretende di passare per utile e benefattrice. Lo stato (ladro è ridondante) invece si.