Corona della Lazio sparisce dalla Sinagoga e finisce nel Tevere

I fiori gettati nel fiume. Intanto è polemica sulle parole "rubate" a Lotito

Non è durata nemmeno ventiquattr'ore la corona di fiori bianchi che Claudio Lotito, patron della Lazio, aveva posto ieri all'ingresso della sinagoga di Roma. Un gesto simbolico il suo, un modo per scusarsi per gli adesivi attaccati nella Curva sud dello Stadio olimpico, che potrebbe però non reggere alla polemica causata da parole che avrebbe pronunciato a bordo dell'aereo che da Milano lo portava a Roma.

"Non valgono un ca.... questi. Hai capito come stamo? Famo sta sceneggiata...", avrebbe detto Lotito ai suoi collaboratori mentre volava verso la Capitale per recarsi al Tempio con una delegazione della squadra. E ora spuntano immagini che mostrano la corona dei fiori che aveva portato in segno di scuse gettata nel Tevere.

Sono intanto saliti a 16 gli ultrà biancoazzurri identificati nell'ambito delle indagini. Tra questi molti sono legati al gruppo degli Irriducibili e ci sono tre minorenni, uno dei quali soltanto tredicenne, che non è imputabile. I reati contestati a tredici tifosi sono di istigazione all'odio e alla discriminazione razziale.