Corsi di sesso estremo ​nei locali della Diocesi

Il festival dedicato alla cultura e all'arte giapponese porta i corsi di sesso estremo a Treviso, proprio nei locali della Diocesi

Corsi di sesso estremo e pratiche sadomaso nelle stanze della Diocesi di Treviso, nel quartiere di Sa Nicolò. Doveva trattarsi degustazioni, sessioni di arte nipponica e incontri sulla cultura giapponese. Ma della cultura giapponese fa effettivamente parte anche il bondage e lo shibari. E così, al centro per la famiglia, sono stati avviati anche corsi che insegnano la pratica erotica nipponica.

"Quando ho capito a che cosa avessimo concesso in uso le stanze sono trasecolato", racconta con un certo imbarazzo il direttore del centro di cultura e di pastorale della Diocesi, Adriano Bordignona a Il Gazzettino. "Non è cattiveria, ma la nostra idea di affettività e sessualità è diversa. Noi lavoriamo molto sulla reciprocità, e vedere queste donne legate è proprio l'antitesi del nostro concetto di amore, ma anche di piacere".

Il team di Nipponbashi, il festival dedicato alla cultura e all'arte giapponese che il prossimo week end si terrà in centro a Treviso, aveva proposto una collaborazione alla Diocesi. E, senza volerlo, l'antica pratica sessuale di legatura giapponese, che promette di incrementare la vicinanza e la sensibilità all'interno della coppia, è finita proprio nei locali del centro per la famiglia. Intanto il web si è scatenato, accusando di oscurantismo i religiosi.

Commenti
Ritratto di Roberto_70

Roberto_70

Ven, 30/06/2017 - 16:26

Più estremo di quello che fanno i prelati con uomini e bambini? Parliamone, almeno in queste pratiche la donna è consenziente e si svolge tutto nella normalità della coppia.

Ritratto di mariosirio

mariosirio

Ven, 30/06/2017 - 16:33

Più corde per religiosi

idleproc

Ven, 30/06/2017 - 22:17

Le "culture" vanno rispettate ma mi sfugge il senso di stare legati come dei salami. Ciò che ha senso per una cultura, fa ridere in un'altra. Mi resta incomprensibile la "cultura" dell'annientamento delle diverstà culturali e della diversità di espressione dell'umanità verso un minimo comune denominatore spesso male interpretato in culture diverse. Anche se l'obbiettivo è chiaro, mi sfugge il prestarsi dei religiosi cristiani a compromessi che ne determineranno la fine come componente culturale positiva anche per i non credenti.

Tergestinus.

Sab, 01/07/2017 - 08:00

Roberto_70: che commento originale, complimenti per la fertile fantasia! Però nei vivai delle società sportive non va a vedere nessuno, vero? - Ciò premesso, questi sono i risultati della "Chiesa povera" che piace tanto all'attuale pontefice: le diocesi sono praticamente in bancarotta (checché ne dicano quelli che, non frequentando la Chiesa, favoleggiano di suoi presunti "tesori immensi") e pur di racimolare quattro soldi per tirare avanti affittano locali a chiunque.