Così hanno distrutto l'istruzione e il sapere

Dobbiamo investire sull'istruzione: è in gioco il futuro del Paese

I risultati dei test Invalsi, che ogni famiglia con figli ha ormai imparato a conoscere, offrono molti dati sulla scuola italiana. C'è materia di riflessione per insegnanti, pedagogisti, genitori e - si spera - politici. Le sfumature interpretative saranno molte. Ma la situazione è chiara. È un disastro.

Un dato per tutti: il 35% degli studenti di terza media non capisce un testo di italiano. Al Sud, addirittura non lo capisce uno studente su due. È in grado di leggere, ma non di comprendere. Nella scuola di una volta c'era un metodo infallibile per abituare alla comprensione del testo. Il riassunto. E anche il dettato era utile. Entrambi scomparsi per fare posto a test, quiz, verifiche interattive... Davvero la scuola di ieri, con i suoi vecchi sistemi, era da buttare?

Comunque la domanda è: che futuro ha un Paese composto da cittadini che non sanno capire un testo scritto, e quindi interpretare i messaggi della politica e dell'informazione? Si può ancora parlare di democrazia?

Signori professori, signori genitori, signori politici (visto che la colpa è di tutti): uno su tre dei nostri ragazzi è analfabeta funzionale. Cosa facciamo?

Abbiamo buttato nozionismo, principio di autorità, gerarchie. Abbiamo privilegiato il come si insegna (la didattica!) invece del cosa si insegna (la grammatica, la storia, la letteratura...). Dal '68 in avanti, riforma dopo riforma, governo dopo governo, abbiamo smantellato quell'eccellenza nazionale che era la scuola. E ora ci troviamo nel mezzo di un'emergenza sociale. Al di là di qualsiasi ideologia, è chiaro a tutti che la criticità del Paese - prima delle tasse, prima della gestione dell'immigrazione, prima della riforma della giustizia, prima del peso dell'Italia in Europa - è l'istruzione dei nostri figli. Dai quali presto dipenderemo tutti noi.

C'è una degradazione totale di scuola, istruzione, ricerca. Occorrono investimenti, occorre una forte selezione della classe insegnante attraverso un inderogabile aumento degli stipendi, occorre dubitare che innalzare gli ultimi a livello dei primi, così che i primi diventano spesso ultimi, sia la via migliore.

Si dice: sì, è vero, i nostri figli conoscono meno poesie a memoria di quante ne conoscessimo noi; ma sono più svegli, più connessi, parlano più lingue (non è del tutto vero) e sono più veloci. Va bene. Ma per andare dove? La velocità, come la potenza, è nulla senza controllo. E la torre di controllo della loro vita, che è il nostro futuro, è ancora la scuola. Ecco perché è così importante per tutti noi. Per tutto il Paese.