Così lo Stato può affondare un'azienda

Lo Stato mette in ginocchio piccoli imprenditori senza riuscire comunque a proteggere né i consumatori, in balia delle multinazionali, né il tessuto economico del Paese

Lo Stato mette in ginocchio piccoli imprenditori senza riuscire comunque a proteggere né i consumatori, in balia delle multinazionali, né il tessuto economico del Paese caratterizzato dalla predominanza di aziende medio-piccole sempre più costrette in una rigida morsa di tasse e sanzioni.

Una multa antitrust pari al 4% del fatturato e a venti volte gli utili, come quella imposta a Ferriere Nord, tra i leader siderurgici italiani, può mandare ko una delle pmi che costituiscono gran parte del tessuto economico del Paese. Allo stesso tempo il tetto posto a 5 milioni sulle sanzioni con cui l'Antitrust può colpire le aziende che violano il codice del consumo e i diritti dei consumatori, come quelle che ciclicamente interessano il settore delle telecomunicazioni, costituisce peanuts, noccioline, per i colossi internazionali che, infatti spesso proseguono sullo loro strada senza battere ciglio, come da ultimo sta avvenendo, con le bollette telefoniche inviate ogni 28 giorni e non su base mensile (di fatto una mensilità in più all'anno). Normative diverse? Certamente ma, in definitiva, l'obiettivo è o dovrebbe essere comune: tutelare il consumatore finale, senza danneggiare il tessuto imprenditoriale italiano.

Federico Pittini, presidente di Ferriere Nord, ha preso carta e penna e ha pubblicato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in cui ha evidenziato come la decisione dell'Antitrust dello scorso 19 luglio di colpire il cosiddetto cartello del tondino rischi di mandare a gambe all'aria un settore già provato da una crisi decennale e dalla spietata concorrenza cinese, a iniziare appunto dall'azienda friulana multata per 43,5 milioni. Una cifra elevata per gruppo che fattura un miliardo circa ma registra un utile di soli 1,86 milioni.

«Faremo sicuramente ricorso al Tar. Ritengo infatti che l'Autorità abbia applicato uno schema in assenza di evidenze probatorie» commenta l'imprenditore con Il Giornale per poi ricordare che, in caso di integrale applicazione della sanzione, l'azienda potrebbe migrare altrove, oltreconfine, con conseguenze importanti sul fronte occupazionale posto che il gruppo impiega direttamente ben 1.700 persone che salgono a settemila considerando l'indotto. «Il nostro è un Paese in cui le aziende private sono troppo spesso viste come nemiche e non come un capitale da preservare», conclude con amarezza Pittini.

Cinzia Meoni

Commenti
Ritratto di adoroilmare

adoroilmare

Mer, 20/09/2017 - 10:54

purtroppo è così . E' la prova dell'incompetenza e incapacità cerebrale dei nostri politici purtroppo. Incrementano la burocrazia per dare lavoro ai dipendenti pubblici che sono peggio di loro e noi soccombiamo ...........

Ritratto di Giorgio_Pulici

Giorgio_Pulici

Mer, 20/09/2017 - 11:51

Con la sinistra al governo del paese tutte le aziende sono a rischio perché non sono viste come un patrimonio della nazione ma come nemici da combattere fino al loro annientamento. Il motto delle sinistre è meno aziende, guerra ai “padroni”, tasse da capogiro, più migranti ed ius soli. Probabilmente finiremo di morire di socialismo comunista.

afafdert

Mer, 20/09/2017 - 12:54

Bè ma che ci vuole, chiunque arrivi dall'estero si può comprare un ministeriale o burocrate dello stato straccione di roma per quattro soldi, e quello ti inventa qualsiasi legge per distruggerti l'azienda e favorire la concorrenza straniera. Senza contare che poi l'azienda viene anche distrutta dalle innumerevoli tasse che lo stesso stato straccione di roma impone per foraggiare le ruberie a roma e nel sud Italia e pagare gli interessi sul debito pubblico.