Cosa c'è dietro le dimissioni del "portavoce" del Papa

Le dimissioni del "portavoce" di Papa Francesco stanno facendo discutere gli addetti ai lavori. Cosa si potrebbe nascondere dietro all'uscita di scena

Le dimissioni di Greg Burke e della sua vice rischiano di lasciare aperti degli interrogativi. Non è usuale che "il portavoce del papa", così come viene solitamente chiamato il direttore della Sala Stampa, rinunci in maniera autonoma. Paloma Garcia Ovejero, la numero due della Sala Stampa in questi cinque anni e mezzo di pontificato di Bergoglio, era stata la prima donna a ricoprire un incarico di questa tipologia (e di questa portata).

Gli addetti ai lavori, specie i vaticanisti, stanno cercando d'intepretare la "mossa" dei due, provando a individuare i perché. Entrambi i "portavoce" hanno deciso di fare spazio alla "nuova squadra". Quella che Papa Francesco sta strutturando in vista del futuro. Il 2019 sarà un anno decisivo per la Chiesa cattolica contemporanea. Il Santo Padre si recherà in Giappone, in Marocco, negli Emirati Arabi Uniti, in Bulgaria e a Panama. A ottobre, poi, si terrà il Sinodo dei vescovi sull'Amazzonia. Quello che dovrebbe aprire ai viri probati. Ci sarà spazio pure per l'approvazione della nuova Costituzione Apostolica, che dovrebbe riformare nel profondo la Curia romana. Ma quali sono le motivazioni che si nascondono dietro alla scelta degli ex vertici della Sala Stampa?

Stando alle ricostruzioni giornalistiche che circolano, esisterebbe una sorta di incrinatura tra la "vecchia squadra", quella predisposta poco dopo l'elezione al soglio di Pietro dell'ex arcivescovo di Buenos Aires, e la nuova. Nello specifico, la confusione sarebbe stata alimentata, seppur indirettamente, dalla parziale uscita di scena di monsignor Dario Edoardo Viganò, che decise di fare un passo indietro in seguito (e in funzione) della vicenda riguardante la "lettera tagliata"di Benedetto XVI.

Secondo quanto si legge su Vatican Insider, l'addio di Burke e Ovejero potrebbe essere spiegato così: "Il cambio di prefetto, con l’arrivo di Ruffini al posto di Viganò nel luglio scorso, può avere provocato - si legge sul sito citato - qualche mal di pancia ai due: ci sarebbero stati alcuni cortocircuiti organizzativi e nella distinzione di compiti e ruoli, da cui sarebbe nata la sofferenza in Burke e Ovejero. Ma le tensioni - viene specificato - sono cresciute nel corso di mesi, non in questi ultimi giorni". Le tempistiche, insomma, avrebbero una valenza relativa all'interno di questa storia.

La "rivoluzione mediatica" promossa dal vescovo di Roma, in sintesi, potrebbe aver scontentato i due portavoce. Il Papa, che ha da poco nominato altri due comunicatori in ruoli di vertice, potrebbe essersi convinto della necessità di modificare la narrativa relativa al suo pontificato. Ma i cambiamenti, com'è noto, possono non soddisfare tutti.