Cura per il controllo del Parkinson

Farmaco, frutto della ricerca di Zambon, agisce sulle complicanze motorie

Parte dalla Berlino unita, il primo congresso dell'Accademia europea di neurologia (Ean). Una realtà internazionale nuova, nata dall'accorpamento di due società scientifiche (Efns e Ens), per unificare la neurologia in Europa. L'evento, svoltosi dal 20 al 23 giugno, ha attratto specialisti da tutto il mondo (oltre 6.500 le presenze) ed è stato un'occasione di confronto su nuove acquisizioni, trend, ricerca e terapia neurologica. Con una attenzione particolare verso malattie come la sclerosi multipla e il Parkinson. Per quest'ultima patologia, dopo circa un decennio di stagnazione, è in arrivo una promettente novità terapeutica. L'avanzamento si chiama safinamide: una terapia approvata come aggiuntiva alla levodopa, o in combinazione con altri farmaci anti-Parkinson, in pazienti che presentano fluttuazioni motorie, in stadio medio-avanzato della patologia. La molecola (un alfa-aminoacido derivato, somministrabile per via orale), secondo studi clinici, ha dimostrato di ottenere significativi miglioramenti dei tempi On (la fase in cui la funzionalità motoria è mantenuta) e Off (quella in cui è invece ridotta) della malattia, senza peggioramento di sintomi come discinesia. Sviluppata da Zambon, azienda farmaceutica internazionale, focalizzata nell'area del Sistema nervoso centrale e dalla biotech Newron, la nuova terapia anti-Parkinson è frutto della ricerca italiana. Al momento è disponibile in Germania. «Quando il paziente con malattia di Parkinson non è controllato in modo ottimale dal trattamento con levodopa, l'opzione terapeutica safinamide può essere la terapia di prima scelta come add on alla levodopa stessa, grazie alla sua dimostrata capacità di controllare, in modo bilanciato, i sintomi e le complicanze motorie della malattia», spiega Heinz Reichmann direttore del dipartimento di neurologia dell'università di Dresda (Germania). «Tali benefici evidenziati nei primi sei mesi di trattamento sono stati mantenuti per oltre due anni. Tutto ciò grazie al suo unico doppio meccanismo d'azione, dopaminergico e non dopaminergico». La malattia di Parkinson è la seconda più comune patologia neurodegenerativa progressiva cronica negli anziani, dopo la Malattia di Alzheimer. Si stima che il numero di pazienti che ne verranno affetti raddoppierà entro il 2030. Colpisce 1 persona su 500, non solo di età più avanzata, ma anche persone più giovani. I biomarcatori sono oggi il grande campo di ricerca del Parkinson, sul quale sono stati destinati ingenti finanziamenti per lo sviluppo. La ricerca sta dimostrando che non c'è un'unica malattia di Parkinson. I fenotipi si assomigliano, ma hanno origini e cause diverse. Non solo farmaci, ma anche un supporto emotivo e pratico per i pazienti con Parkinson e per chi li assiste: l'European Parkinson's Disease Association (Epda), in collaborazione con Zambon, hanno presentato all'Ean il progetto «1HourMore» www.1hourmore.eu. «Zambon, con una storia lunga 109 anni nella cura della salute offre cure innovative per il trattamento di patologie gravi e per migliorare la qualità di vita dei pazienti», commenta Elena Zambon, presidente di Zambon, società presente con proprie società in Russia, Cina, Sud America .